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Umbria, taglio da 3,5 milioni l'anno sugli sprechi delle partecipate della Regione

Alessandro Antonini
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Sono tre i milioni di euro di risparmi annui già conseguiti dalla Regione Umbria sulle 16 società partecipate. Che diventano 3,5 se si aggiungono altri 500 mila euro a gennaio con la fusione fra Umbria salute e Umbria digitale. E’ il consuntivo fornito dall’amministrazione regionale guidata da Donatella Tesei a due anni del suo insediamento. Il dato è stato confermato ieri, a Villa Umbra, sede della Scuola di pubblica amministrazione (altra partecipata), nella prima giornata della rendicontazione sociale di società e enti riconducibili alla Regione: ogni amministratore ha avuto cinque minuti per spiegare risultati conseguiti e obiettivi da raggiungere.

Un evento che punta alla trasparenza nella gestione di quello che da sempre è uno dei settori in cui si rilevano gli sprechi della pubblica amministrazione. Tesei rivendica “un risultato straordinario” sul fronte riduzione della spesa, anche se preferisce parlare di “ottimizzazione e riorganizzazione” piuttosto che di tagli. “Sin dal nostro insediamento”, ha detto la governatrice, “ci siamo concentrati sulle partecipate. Un impegnativo e complesso lavoro, condotto in tempi record nonostante il periodo dell’emergenza sanitaria, che tra l’altro ha portato per ogni realtà all’individuazione di precise mission, al risanamento, ove necessario, e comunque all’ottimizzazione dei costi”. Sono state illustrate le azioni di pubblica utilità delle partecipate, “basti pensare Umbria Mobilità e Sase per quel che riguarda i trasporti - ha detto ancora Tesei - o Sviluppumbria e Gepafin per il supporto alle imprese, a volte però l’azione di questi enti è meno conosciuta e va, solo per fare degli esempi, dal numero verde per i quesiti sul Covid che ha gestito 271 mila chiamate (Umbria Salute), ai 500 punti di accesso alla wifi libera e gratuita in 42 comuni (Umbria Digitale), all’azione di informazione nelle scuole sullo spreco alimentare (Parco 3A), al progetto di inserimento lavorativo di persone svantaggiate (Umbraflor), al sostegno ai piccoli professionisti resi fragili dal covid (Fondazione umbra contro l'usura)”. L’evento di ieri verrà replicato annualmente. Anche perché sulla razionalizzazione degli enti, che da gennaio saranno 15, c’è ancora da fare. Procedendo per ambiti, tra Umbraflor, Afor e Parco 3A è ipotizzabile più di un’azione di riorganizzazione. C’è spazio anche per un accorpamento.

E’ auspicabile che si formino dei tavoli tecnici per parlare di sinergia e anche di fusione, dove possibile”, spiega Matteo Giambartolomei, amministraore unico del vivaio regionale. Certo va tenuto conto che quest’ultimo lavora sul mercato privato senza fondi pubblici e che il Parco 3A è anche ente certificatore dei prodotti della filiera agroalimentare. Ma le soluzioni tecniche, a volerle cercare, non mancano. Idem per un raccordo più stretto tra Sviluppubria e Gepafin. Va considerato che la finanziaria regionale è ente monitorato da Bankitalia. E però, anche qui, ottimizzare funzioni e costi non sembra impresa impossibile.