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Perugia, Capaccioni: "Al centro storico non bastano 8 mila residenti. Il Comune deve fare di più. Chiudo Andrei ma non mollo"

Sabrina Busiri Vici
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“A Perugia è necessario un piano dettagliato di reinsediamento del centro storico, l’acropoli non può vivere con soli 8 mila abitanti, non basta il turismo, non bastano gli eventi speciali, i cittadini devono riappropriarsi del cuore della città. Ogni giorno”. Giuseppe Capaccioni, titolare del negozio Andrei, imprenditore del settore turistico e colonna portante delle associazioni cittadine, rilancia il dibattito sul centro storico partendo proprio dalla decisione di chiudere il suo negozio dopo 200 anni di attività.

Capaccioni, lei lascia il centro storico. Convinto?

“Io chiudo Andrei ma la mia attività rimane: ho le proprietà immobiliari da seguire e poi credo molto nell’Isola di San Lorenzo, l’impresa culturale avviata con il Capitolo della cattedrale. Inoltre amo Perugia e continuerò ad occuparmi della città in prima persona. Come ho sempre fatto”.

Secondo lei l’amministrazione comunale doveva impegnarsi di più e meglio in questi anni?

“I progetti ci sono e ci sono stati ma molti sono rimasti sulla carta: dal Pums (piano di mobilità urbana sostenibile) al piano per i centri commerciali naturali promosso dalla Regione. E poi non mi pace la situazione di stallo in cui siamo caduti: dal mercato coperto al teatro Turreno, al Pavone, sono anni che aspettiamo di vedere il compimento delle opere. Facciamone una invece di dieci. Ma facciamola”.

Insomma, il rilancio dell’acropoli per il sindaco finora non è una priorità?

“Sembra proprio di no. Forse ora qualcuno inizia a capirlo, mi sembra che l’assessore Giottoli stia dando dei segni di vitalità. Ma mi scoraggio quando sento parlare di intervenire su Collestrada perché rischia di spegnersi e non si parla di quanto sta succedendo qui. Ho grande stima del sindaco Romizi e so che sa andare fino in fondo quando crede nei progetti: basta vedere quanto ha fatto sul cablaggio della rete, la riqualificazione dell’illuminazione fino ai nuovi piani su Ponte San Giovanni e perché no anche per Fontivegge ma questo impegno finora è mancato sul centro storico”.

Secondo lei la gente ha davvero voglia di tornare a vivere fra corso Vannucci e piazza Morlacchi?

“I giovani hanno dimostrato una certa tendenza a tornare e questa andrebbe agevolata favorendo l’acquisto delle case, migliorando la viabilità, le aree di sosta per i residenti e i servizi. Tutte questioni sulle quali andrebbe studiato un piano”.

La ztl aperta o chiusa?

“Sono favorevole a una mega isola pedonale da corso Vannucci a corso Cavour ma poi dobbiamo farci arrivare le persone comodamente”.

Ottimi dati sul turismo. Una risorsa sulla quale investire ancora?

“Ci vogliono più infrastrutture e comunicazione. Non c’è dubbio: il turismo rappresenta un punto di forza per il futuro della città. Certo da solo non basta a riportare in vita l’acropoli”.

Perché?

“Perché è comunque un fenomeno ancora stagionale e legato agli eventi. I posti rinascono solo se c’è la gente che ci vive tutti i giorni. Non mi stanco di ribadirlo”.

Lei ha sempre rappresentato un punto di riferimento nelle associazioni di commercianti e residenti del centro storico. Qual è il contributo di queste realtà?

“Sono ambienti di grande operatività, con persone concrete all’interno ma se manca il supporto dell’amministrazione pubblica qualsiasi cosa è destinata a non decollare”.

Da febbraio al posto di Andrei cosa troveremo?

“Ancora non svelo nulla”.