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Umbria, superbonus 110% e aumento dei prezzi delle materie prime: 1.015 cantieri a rischio chiusura

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Alessandro Antonini
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Sono 1.015 gli interventi edilizi in Umbria con il superbonus 110%, per un totale di 170 milioni. Da questa estate sono quasi raddoppiati. Adesso sono quasi tutti cantieri a rischio abbandono - per disimpegno o fallimento delle imprese - a causa dell’aumento dei prezzi delle materie prime. Albano Morelli, presidente di Ance Umbria, chiede l’intervento della Regione per aggiornare il prezzario regionale adeguandosi agli indicatori reali. Altrimenti, in vista delle prossime gare di appalto - su tutte quelle del Pnrr - a fronte di una sottostima dei prezzi c’è il rischio che le ditte non partecipino perché l’impegno sarebbe insostenibile economicamente. Peggio: si favorirebbero le aziende che riducono i costi mettendo a rischio la sicurezza. Con l’ombra delle infiltrazioni della criminalità organizzata. 


“Ance vuole riportare al centro il mondo delle costruzioni”, spiega Morelli, “si profilano investimenti importanti e siamo pronti a fare la nostra parte. Siamo faticosamente usciti dalla crisi e paradossalmente ora che c’è lavoro le aziende rischiano di più con l’aumento dei prezzi. E’ un fenomeno di carattere mondiale, ma ciò che possiamo fare è registrare cioè che succede, soprattutto nel nuovo prezzario regionale che sarà il punto di partenza per i progetti del Pnrr. Se non saranno registrati i prezzi reali partiremo con un grave handicap. E nasceranno dei contenziosi. C’è il rischio che le gare bandite non riceveranno offerte se il prezzo non è remunerativo. Questo già accade. Restando al superbonus, si fa fatica a trovare imprese in questo momento. Ma vale anche per la ricostruzione post sisma: non si trovano ditte perché il prezzario del cratere risulta inadeguato”. Ance ha più volte scritto alla Regione. Ha risposto l’assessore regionale ai lavori pubblici della Regione, Enrico Melasecche, spiegando che tema ha investito la Commissione infrastrutture, mobilità e governo del territorio della Conferenza delle Regioni ma al momento nessuna risposta. Senonché è la Regione che deve varare il nuovo prezzario. Altrimenti l’edilizia rischia di scivolare in una nuova crisi, col pericolo di una paralisi sul fronte opere pubbliche.

Su tutte quelle del Pnrr, che vanno eseguite in tempi brevi, con rendiconto entro il 2026 pena il ritiro dei finanziamenti In 15 anni il settore in Umbria ha perso 20.000 iscritti alla cassa edile e 2.000 imprese. La massa salari è passata da 230 a 100 milioni. L’aumento dei prezzi è stato esponenziale: l’acciaio è aumentato del 150%, i polietileni del 40%, così anche rame, legno, alluminio, petrolio, materiali da costruzione compresi i ponteggi. Ance annuncia anche che con il raccordo delle associazioni di settore si andrà a una iniziativa “simbolica” per sensibilizzare le istituzioni.