Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Perugia, radioterapia alla testa 200% più forte del prescritto: danni permanenti al bimbo. La mamma: "Lo hanno rovinato"

Francesca Marruco
  • a
  • a
  • a

“Mi dicevano che ero una mamma ansiosa e presuntuosa, per due anni nessuno di mi ha preso sul serio e invece, purtroppo era come sospettavo. A mio figlio hanno rubato il futuro. Lui non è più capace di leggere, scrivere o contare. Per colpa loro ha un destino segnato”. A parlare è la mamma di un bambino di 11 anni che ha dovuto e dovrà convivere con l’inferno di vedere un figlio crescere con un deficit che secondo la Procura, è stato causato dalla somministrazione di dosi eccessive di Radioterapia alla testa in seguito alla leucemia. Negli atti l’errore viene definito “macroscopico”, perché “nel calcolo di dose di irradiazione da apportare al bambino veniva indicata la quella di 4,5 Gray a seduta per un’irradiazione complessiva di 36 Gray, così da discostarsi e aumentare del 200% la dose di radioterapia prescritta al minore dal medico che lo aveva in cura e aveva indicato un trattamento pari a 1,5 Gray per ogni seduta”. L’errore macroscopico al piccolo ha creato danni irreversibili, elencati nel decreto di citazione a giudizio che la Procura di Perugia ha emesso per un medico del reparto di radioterapia del Santa Maria della Misericordia e per una dirigente, ormai in pensione, della radioterapia oncologica: “Decadimento neurocognitivo connotato da una grave regressione nella capacità di cognizione e di ragionamento e un notevole coordinamento visuo-motoria”.

 

 

 

“Io mi rendevo conto che qualcosa non andava - racconta ancora la mamma – dopo la radio aveva la pelle troppo bruciata, ma mi dicevano che non c’era da preoccuparsi. Poi ad aprile 2017 ebbe una brutta polmonite, non respirava, pensai che parlasse di meno per la paura. Invece qualcosa in lui si era rotto, stava iniziando la sua regressione. E nessuno mi dava ascolto. Il medico del day hospital mi diceva che non era possibile fosse un danno da radio. Finché un primario mi consigliò di andare a Firenze. E’ lì che quando vidi la risonanza magnetica scoppiai a piangere: lo avevano rovinato. Dopo un mese dalla risonanza, che nessuno a Perugia, tra i medici a cui avevo parlato delle mie preoccupazioni mi aveva consigliato di fare, e alcuni accertamenti che quello stesso primario riuscì a effettuare, alla fine, me lo confessarono. Il 4 novembre 2019 ci diedero la cartella di mio figlio e ci dissero che quella radioterapia era stata eccessiva. Qualcuno ci disse mi dispiace, ci siamo sbagliati e ci promisero sostegno, non ho più sentito nessuno di loro. Qualcun altro nemmeno un mi dispiace”.

 

Dopo quell’incontro, la donna e il marito - assistiti dall’avvocato Laura Modena - hanno fatto causa ai medici. Ora il pm, Gennaro Iannarone - forte di una perizia conclusa da un radioterapista -, ha fatto recapitare loro la citazione a giudizio. Appuntamento in aula a settembre 2022. “Un’eternità” commenta la madre. Ieri una nota dell’ospedale: “L’Azienda ospedaliera di Perugia, a conoscenza del procedimento in corso a carico di due professionisti sanitari, confida pienamente nel lavoro della magistratura per restituire verità alla vicenda. In questi anni l’innovazione tecnologica ha permesso di informatizzare completamente il reparto di Radioterapia, una eccellenza della sanità umbra che ha in carico ogni anno oltre mille pazienti, alcuni provenienti da fuori regione. L’informatizzazione ha permesso la riduzione del rischio e l’integrazione di tutti i sistemi relativi ai dati sanitari del paziente oncologico, comprese le prescrizioni mediche per le terapie”.