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Terni, la Corte di Cassazione conferma la condanna all'ucraino che uccise Sandro Bellini

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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 16 anni e otto mesi di reclusione nei confronti del 49enne Andriy Halan, arrestato a maggio del 2016 dai carabinieri per l'omicidio del 53enne ternano Sandro Bellini. Quest’ultimo sarebbe stato ucciso perché frequentava l'ex compagna del boscaiolo ucraino. Nel rendere definitiva la sentenza la Suprema Corte, lunedì 22 novembre, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai difensori dell'omicida - gli avvocati Francesco Mattiangeli e Luca Maori - confermando quanto deciso a luglio del 2020 dalla Corte d'assise d'appello di Firenze. Una vicenda davvero complicata, sul piano giudiziario, quella dell'omicidio del termoidraulico ternano: Andriy Halan era stato condannato a 30 anni nel febbraio 2017 dal Tribunale di Terni, con conferma in appello a Perugia. Una sentenza annullata nell'aprile 2019 dalla Cassazione che aveva rilevato come le aggravanti fossero state contestate tardivamente dalla Procura.

Il 49enne ucraino è ancora a giudizio, a Terni, per l'accusa di occultamento di cadavere (nella foto, il luogo dove fu ritrovato il corpo senza vita), connessa allo stesso fatto di sangue: l’ultima udienza si è tenuta lunedì 22 novembre e il processo è stato aggiornato al 28 aprile 2022. Possibile che le difese di Andriy Halan chiedano accesso a riti alternativi per far emergere la continuazione del reato con quello per omicidio aggravato per il quale è stato già giudicato. Il 49enne si trova in carcere dal giorno dell'arresto e, sul piano delle possibilità che sono concesse a chi ha scontato metà o due terzi della pena, gli avvocati Mattiangeli e Maori potrebbero chiedere in un prossimo futuro l'accesso al lavoro esterno e quindi la semilibertà per il proprio assistito.

Per quanto riguarda il processo per occultamento di cadavere, i familiari di Sandro Bellini figurano come parte civile attraverso l'avvocato Renato Chiaranti. La sorella del 53enne ha sempre sostenuto come il processo bis non abbia, a suo parere, reso giustizia rispetto alla gravità dell'accaduto. Andriy Halan si è sempre difeso affermando di non essere stato lui a compiere il delitto, ma di aver assoldato due persone soltanto per dare una lezione al rivale.