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Umbria, tartufo candidato a patrimonio dell'umanità. Gianmarco Urbani: "Traguardo che ci riempie di orgoglio"

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Gli esperti Unesco hanno espresso parere favorevole alla candidatura della cava e cerca del tartufo per entrare nell’elenco dei patrimoni dell’umanità. La decisione finale è attesa dal 13 al 18 dicembre, a conclusione di un iter formalmente avviato dall’Italia a marzo 2020. “Questo riconoscimento rappresenta un passo fondamentale per la storia degli uomini e delle donne che operano in questo settore come noi, da sempre - spiega Gianmarco Urbani, ad del gruppo Urbani Tartufi e vicepresidente Confindustria Umbria - Una vera boccata d’ossigeno in una stagione che, proprio per il re della tavola, il tuber magnatum pico, è stata difficile a causa delle sfavorevoli condizioni climatiche. Sostenere la filiera soprattutto in questi momenti è il nostro obiettivo primario e questo riconoscimento dà valore a una tradizione millenaria specifica del made in Italy.

 

 

La candidatura - continua Urbani - è un vero traguardo, oltre che orgoglio, che permette, una volta ottenuta la decisione finale a dicembre, di difendere nella maniera più adeguata una pratica storica, secolare e sostenibile, fatta di enorme impegno, di cultura e rispetto oltre che conoscenza dell'ecosistema ambientale. Valorizzare lo speciale rapporto tra uomo, natura e la magica sinergia che si instaura con il suo cane, grazie ai quali riusciamo ad assaporare sulle nostre tavole la bellezza del tartufo, è non solo doveroso ma rassicurante. Attraverso queste azioni si riesce a dare futuro e longevità al mondo del tartufo, che riesce a costruire intorno a sé un percorso di filiera e di sostenibilità, dalla terra alla tavola, innescando fattori storici, sociali e culturali identitari che accomunano tutte le regioni del territorio italiano”.

 

 

 

 

Per Coldiretti, la candidatura del tartufo a patrimonio dell’umanità è un passo importante per difendere un sistema segnato da uno speciale rapporto con la natura, in un rito ricco di aspetti antropologici e culturali che sviluppa nei territori vocati, un business stimato in oltre mezzo miliardo di euro. “L’iscrizione - spiegano in una nota i promotori della candidatura - comporterà un sempre maggiore impegno della comunità sia nella diffusione della Convenzione 2003, sia nella divulgazione e rivitalizzazione dell’elemento a garanzia della trasmissione alle giovani generazioni di buone pratiche rispettose della natura, degli animali e dei detentori e praticanti un’attività millenaria”. 
La Regione dell’Umbria nei giorni scorsi ha attivato un bando per la creazione e lo sviluppo della filiera corta nel settore tartufo mettendo sul piatto quasi cinque milioni e mezzo.