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Perugia, presentato il libro La verità non ci piace abbastanza di Matteo Grandi

La disinformazione connessa a virus, web e giornali. Il giornalista e autore televisivo: "La scienza non può diventare spettacolo"

Arianna Sorrentino
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Alla sala dei Notari di Perug,a un incontro sulla disinformazione connessa al virus, ma anche a web e giornali. Al centro, la presentazione del libro La verità non ci piace abbastanza di Matteo Grandi, giornalista, scrittore, autore televisivo e blogger perugino. Cosa fa nascere la disinformazione? Quali sono le responsabilità della comunicazione? Come bloccare la disinformazione? Non solo disinformazione quindi, ma anche social, cultura, vaccinazioni e giornalismo: questi i temi affrontati dai relatori dell’incontro. Insieme a Grandi, sono intervenuti Francesco Menichetti, presidente del Gruppo Italiano Stewardship Antimicrobica, David Puente, giornalista e debunker e Francesco Gatti, presidente della Fondazione Post – Museo della Scienza, che ha organizzato l’evento.

 

 

La scienza non può diventare spettacolo - afferma Grandi - Non si può sempre dibattere in televisione, perché in questo modo si fa il gioco di chi non ha competenze scientifiche”. Si parla di infodemia, la parola che fa riferimento alla circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza e che confondono la popolazione: “È la grande difficoltà - continua - che si ha oggi di orientarsi tra le tante informazioni contrastanti, alla ricerca della verità”. A confermare è Francesco Menichetti: “Le responsabilità dell’informazione sono evidenti. Bisogna avere prudenza, soprattutto quando ti trovi con milioni di morti in tutto il mondo dovuti alla pandemia, quando non conosci la sfida che si sta affrontando, quando lo scenario appare mutevole”. Quindi un accenno alla situazione pandemica, sottolineando come ancora ci siano 7 milioni di non vaccinati, numero enorme che può far accrescere i contagi e affollare gli ospedali. “I no-vax non possono pensare di vivere di tutti i benefici della popolazione che ha aderito alla campagna vaccinale. Non si può pretendere di mantenere questo atteggiamento da parassita”, afferma Menichetti.

 

 

Della disinformazione non si può dare la sola colpa ai social: bisogna combattere per avere un’informazione migliore. Grandi fornisce poi anticipazione sul suo libro: “Credo che a volte l’accesso alla verità implichi quel livello di concentrazione e interesse che non abbiamo. Siamo disinformati per pigrizia. Il titolo è una provocazione: ci deve aiutare ad avere una coscienza individuale”. Parla di una conclusione a cui arriva nel libro: “Non c’è nessuno strumento che ci tutela dalla disinformazione. Per tutelarci dobbiamo fare un percorso individuale, cioè smettere di condividere notizie se non siamo sicuri che siano vere. Dobbiamo verificarle”.