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Terni, tre medici risarciranno il S.Maria per 180 mila euro per attività extra ospedale non autorizzata

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Dovranno risarcire l’azienda ospedaliera di Terni e l’Usl Umbria 2 per oltre 180 mila euro complessivi, tre medici in servizio al Santa Maria, e in un caso all’azienda sanitaria, che hanno svolto attività professionale “extramoenia” senza la prevista autorizzazione in un centro medico di Civita Castellana, in provincia di Viterbo.

E' questa la sentenza della sezione giurisdizionale per l’Umbria della Corte dei Conti (presidente Piero Carlo Floreani) che ha dichiarato così fondata e legittima la richiesta risarcitoria nei confronti dei tre professionisti. Si tratta di Riccardo Calafiore, che dovrà pagare all’ospedale 59.694,32 euro, Stefano Coaccioli, che risarcirà sempre al Santa Maria 63.661,70 euro, e Sergio Galasse, 60.086,92 complessivi, di cui 14.923,58 in favore dell’Usl Umbria 2 e 45.163,31 all’ospedale.

La Corte dei Conti aveva chiamato a giudizio i tre medici il 3 dicembre 2020, contestando la “indebita percezione dell’indennità esclusiva” in relazione all’attività professionale prestata “extramoenia” alla Cittadella della Salute di Civita Castellana, non essendo autorizzati come invece prevedono i regolamenti Alpi (Attività libero professionista intramuraria).

Questo a seguito dell’Operazione Panacea, della guardia di finanza, con relativo procedimento penale instaurato dalla procura della Repubblica di Viterbo.

 

 

Nel merito dei tre professionisti del Santa Maria, il dottor Calafiore, professore in Endrocrinologia all’università di Perugia, dal 2009 era direttore della struttura semplice dipartimentale universitaria di Andrologia e Endocrinologia della riproduzione dell’ospedale ternano, con rapporto di lavoro a tempo pieno ed esclusivo.

“Dagli accertamenti condotti in primis nell’ambito delle indagini penali – si legge nella sentenza – è risultato che visitava i pazienti già dal 2010”. La successiva autorizzazione Alpi rilasciata nell’aprile del 2019 è ritenuta illegittima dalla Procura, perché Calafiore avrebbe qualificato lo studio medico in questione come “Studio professionale privato/struttura privata’, in contrasto con quanto accertato, trattandosi di struttura U.C.P. convenzionata con il Ssn”.

Il dottor Galasse è stato dipendente a tempo pieno e in esclusiva dell’Usl Umbria 2 dal 1° giugno 1992 al 17 gennaio 2016, come dirigente medico di chirurgia generale, ed è stato trasferito dal 18 gennaio 2016 al Santa Maria quale dirigente medico in rapporto esclusivo con incarico di alta professionalità.

“Dagli accertamenti - si legge ancora nella sentenza – è risultato che ha visitato i pazienti già dal dicembre 2011, in carenza di autorizzazione Alpi, mai richiesta né all’Usl Umbria 2, né all’azienda ospedaliera di Terni”.

 

Infine il dottor Coaccioli, professore associato in medicina interna all'università di Perugia, “è stato preposto, a decorrere dal 1° gennaio 2005, alla direzione della struttura complessa universitaria di Clinica Medica Generale e Terapia Medica, sino all’attualità in rapporto esclusivo con incarico di alta professionalità. Dagli accertamenti condotti in primis nell’ambito delle indagini penali, è risultato che ha visitato pazienti dal dicembre 2015 a Civita Castellana in carenza di autorizzazione Alpi. Quella rilasciata il 28 ottobre 2016 per visitare presso il predetto Studio, è ritenuta illegittima dalla procura, in quanto in contrasto con il regolamento aziendale e della disciplina di settore”, sostanzialmente per i motivi di Calafiore (la struttura non era studio privato, ma convenzionata col Ssn).

A tutti e tre i medici viene contestata anche la violazione di “esercitare l’attività libero professionale presso studi professionali collegati in rete, visto che elemento caratterizzante delle Ucp è proprio il collegamento in rete attraverso cui si condividono i dati relativi ai pazienti di tutti i medici facenti parte l’unità”.