Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Perugia, riapre l'Urban con il dj Fab e il suo Friday I'm in rock. I soci: "Ci divertiremo, ma sulle regole non si sgarra"

Giovanni Dozzini
  • a
  • a
  • a

Non è la normalità, non potrebbe esserlo, ma è a un nuovo inizio. Questa sera - venerdì 19 novembre, riapre l’Urban. Il club perugino riparte alle condizioni stabilite per tutte le discoteche del Paese: green pass obbligatorio, 50% di capienza, nel suo caso circa duecento persone, mascherina obbligatoria tranne quando si balla o si consuma, distanziamento. Impresa complicata, ma le cose stanno così. “Saremo rigorosi”, dice Andrea Orlandi, uno dei cinque soci. A celebrare questa giornata non poteva essere che Dj Fab col suo Friday I’m in Rock, un altro con la testa sulle spalle.

 

 

Sarà una festa, sarà strano. Sarà bello, giurano loro. Orlandi è uno che in questi mesi non si è mai fatto prendere dallo sconforto. “Sono un ottimista nato. Non ho mai pensato che fosse tutto finito. Questa è la mia vita, lo è da moltissimo tempo, non ho neppure preso in considerazione l'ipotesi che non potesse tornare più”. Di sicuro è stato un periodo difficile. Dal punto di vista economico, da quello psicologico. “L’azienda Urban ha retto bene grazie ai ristori. Abbiamo potuto pagare l’affitto e le utenze. Certo, i nostri stipendi sono saltati. Siamo stati costretti ad attingere alle riserve, e a inventarci ciascuno qualcosa”. Per chi è abituato a vivere e lavorare di notte la quotidianità deve essere stata sconvolta. “Proprio così. Però a me da un certo punto di vista ha fatto bene. Avevo improvvisamente una vita normale, potevo trascorrere più tempo con mio figlio, con la mia famiglia”. Ora inizia una nuova vita, e perlomeno all’inizio non sarà facile star dietro a tutte le regole e farle rispettare alla gente.

 

 

“Io sono molto favorevole al green-pass. È uno strumento fondamentale per farci lavorare. Per il resto, non sgarreremo. Per quanto l'impatto su di noi sia stato tragico sono sempre stato d'accordo con la chiusura dei club, non c’erano alternative. Ora speriamo che la situazione regga, e poi magari migliori”. Per riaprire, spiega Orlandi, è stato necessario chiedere uno sforzo a tutto lo staff. “Ci sono meno margini di guadagno, l’unico modo per ripartire era venirsi incontro, accettare tutti di essere pagati un po' meno. I ragazzi hanno capito perfettamente”. Molto, rispetto a prima, dovrà cambiare per forza. Qualcosa anche in meglio, magari. “Sì, io lo spero. Per esempio potrebbe essere l'occasione per ripensare le dinamiche delle serate. Per cominciare prima, senza aspettare per forza il cuore della notte. E anche per rilanciare i live. Eravamo arrivati a un punto insostenibile: funzionavano solo i super ospiti, i costi erano altissimi. Io adesso vorrei tornare a proporre concerti di gruppi nuovi, piccoli, di qualità”. Per ora però l'Urban è atteso da una fase di rodaggio. Un paio di mesi, forse meno, in cui si limiterà solo alle serate storiche: il Friday I’m in Rock il venerdì, appunto, e Tangram o Bounce il sabato. “Vediamo come va. Poi, tra gennaio e febbraio, mi auguro di mettere in calendario un po' di musica dal vivo”.