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Palpeggiò una collega, condannato a un anno e dieci mesi per violenza sessuale aggravata

Chiara Fabrizi
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“Spero che le donne trovino sempre la forza di denunciare gli abusi sessuali, perché soltanto così potranno riappropriarsi della propria dignità e imboccare un percorso di rinascita”. A dirlo è una spoletina di 55 anni che quattro anni fa si è presentata in commissariato per denunciare tre episodi di palpeggiamento nella farmacia e nel magazzino dell’ospedale cittadino da parte di un collega poco più grande di lei e giovedì 18 novembre, dopo un “percorso difficile, ma necessario”, era in tribunale quando i giudici hanno letto la sentenza di condanna a un anno e dieci mesi (pena sospesa) per violenza sessuale aggravata a carico dell’uomo al termine del processo di primo grado in cui la donna si è costituita parte civile. “La mia testimonianza è stata creduta fin dai primi istanti sia dagli agenti del commissariato che dai magistrati della Procura e per me questo è stato fondamentale”, ha commentato giovedì appena uscita dal tribunale, aggiungendo che la pronuncia dei giudici “rappresenta un altro tassello del percorso di lenta ricucitura interiore dopo quanto ho subito”. 

 

 

La sentenza di condanna a carico del cinquantottenne è stata emessa dal collegio penale (presidente Magrini Alunno) al termine di un processo durato quasi due anni e di una breve camera di consiglio servita per accogliere le richieste formulate in aula dal pm Patrizia Mattei, che per la verità aveva chiesto una pena appena più lieve, ossia un anno e otto mesi. I fatti al centro del processo di primo grado risalgono all’estate del 2017 quando, questo si legge nelle carte dell’accusa, l’uomo “con violenza” avrebbe costretto la donna, in tre occasioni, a subire abusi sessuali consistiti nel toccarle i glutei e nel stringerle i seni, approfittando del fatto, si legge nel capo di imputazione, che la donna si trovasse da sola nei locali del San Matteo degli Infermi

 

 

In un'altra circostanza, poi, il dipendente della cooperativa avrebbe impedito alla donna di alzarsi dalla sedia, non solo per palpeggiarla, ma anche per baciarla sul collo e sul viso, mettendole contemporaneamente una mano sulla bocca per impedirle di urlare e quindi chiedere l'intervento di qualcuno. Ma lei alla fine ha chiesto e ottenuto aiuto.