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Frode fiscale nel commercio di carburante, blitz della Finanza: 5 arresti e sequestri per 15 milioni

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Associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale mediante l'emissione e l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e trasferimento fraudolento di valori. Questi i reati contestati dai finanzieri del Gruppo d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria e personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Perugia, che su delega della Procura del capoluogo umbro, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali e reali nei confronti dei componenti del sodalizio operante nel settore della commercializzazione dei carburanti per autotrazione, mediante una serie di società dislocate sull’intero territorio nazionale. 

 

 

L’attività investigativa trae origine da autonome attività di analisi, elaborate dalla Guardia di Finanza e dall’Adm ed aventi ad oggetto le transazioni economiche poste in essere, a partire dall’inizio dello scorso anno, da operatori dello specifico settore, particolarmente esposto a rischi di frode, a tutti i livelli della filiera commerciale, dall’approvvigionamento alla distribuzione, e spesso oggetto di attrazione per gli affari illeciti della criminalità organizzata. Lo sviluppo delle indagini, ha consentito di individuare un sistema di evasione dell’imposta sul valore aggiunto incentrato su due depositi petroliferi ubicati in provincia di Perugia e riconducibili, l’uno, ad un imprenditore umbro, l’altro, ad un pregiudicato calabrese il quale risulterebbe promotore ed organizzatore dell’associazione. Nell’ambito del contesto associativo, un ruolo importante è stato, altresì, rivestito da un pregiudicato campano, attualmente detenuto, già coinvolto in altre indagini riguardanti clan camorristici con interessi nel settore del commercio di prodotti petroliferi, nonché da un imprenditore siciliano emerso in precedenti contesti investigativi. Il meccanismo fraudolento si è rivelato articolato secondo il classico schema della “frode carosello”. 

 

 

Nel dettaglio, il prodotto petrolifero di provenienza unionale giungeva da un deposito costiero veneto alle società perugine, autorizzate ad operare come “destinatari registrati”, qualifica che consente di ricevere il prodotto in sospensione delle accise e dell’imposta sul valore aggiunto e di effettuare cessioni, senza applicazione dell’Iva, ma solo ad operatori commerciali in possesso di requisiti di affidabilità e dietro presentazione di polizze fideiussorie a garanzia del pagamento dell’imposta.
Presso i depositi delle società umbre, il carburante veniva “nazionalizzato”, assoggettato, cioè, ad accisa e, contestualmente, ceduto ad una serie di società “cartiere”, senza addebito dell’Iva, pur se le stesse erano evidentemente prive dei prescritti requisisti di affidabilità e a fronte di polizze fideiussorie false. La sistematica evasione dell’Iva consentiva l’immissione sul mercato dei prodotti petroliferi a prezzi “fuori mercato”. Ritenuto fondato l’impianto accusatorio formulato dal pubblico ministero, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Perugia, sussistendo il pericolo di reiterazione dei reati ed evidenziando la “commistione di interessi ed il coinvolgimento nel settore investigato di soggetti appartenenti alla criminalità organizzata di stampo mafioso in contatto con alcuni degli odierni indagati”, ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di 5 persone nonché il sequestro preventivo di somme di denaro, beni mobili ed immobili, compendi aziendali e depositi petroliferi, a carico di 12 persone fisiche e 7 società, per un ammontare di oltre 15 milioni di euro.