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Perugia, Tar respinge ricorso prof assenteisti per incentivi a presenza in consiglio facoltà

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Le somme che l’Università di Perugia ha recuperato con il “presupposto dell’indebita percezione” dai docenti accusati di essere stati assenti alle riunioni di Consiglio di Dipartimento di Facoltà non dovranno essere restituite. E’ quanto ha stabilito il Tribunale amministrativo dell’Umbria respingendo i ricorsi di due docenti per cui l’Ateneo appunto, aveva disposto il recupero delle somme erogate a titolo di incentivo per le annualità 2011-2013 e legate alla partecipazione alle sedute di consiglio. Secondo il Regolamento per l’attribuzione ai professori e ai ricercatori dell’incentivo della legge 240/2010, era stata prevista, tra l’altro, la necessità di presentare domanda di partecipazione corredata da un serie di documenti tra cui “la dichiarazione di essere stato presente ad almeno il 50% delle sedute dei consigli di dipartimento e, limitatamente ai professori ordinari e associati, ad almeno il 60% delle sedute dei consigli di facoltà che si sono svolti nel triennio di riferimento. 

 


I due ricorrenti erano stati quindi inseriti nell’elenco dei vincitori anche grazie alle dichiarazioni sostitutive. Ma, “in seguito ad accertamenti compiuti dal Nucleo di Polizia Tributaria della guardia di finanza di Perugia - sta scritto nella sentenza del Tar - circa la veridicità delle dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà circa il possesso dei cosiddetti requisiti gestionali minimi sottoscritte dai partecipanti alla procedura di erogazione dell’incentivo in sede di presentazione della domanda. Tali provvedimenti assumono che il ricorrente - parimenti ad altri docenti - non fosse in realtà in possesso dei “requisiti gestionali” minimi previsti dalla normativa, afferenti alle presenze”. Nel 2017 con decreto del Rettore, è stato disposto il recupero delle somme che - secondo gli accertamenti della guardia di finanza - sarebbero state percepite illecitamente. Nello specifico si trattava di 988 euro per un docente e 2.988 per l’altro. 

 


I professori hanno contestato la genuinità dei decreti del Rettore sostenendo che “avrebbero in realtà partecipato ad un numero sufficiente di riunioni del consiglio di facoltà e del consiglio di dipartimento, considerando sia le presenze che le assenze giustificate”. Ma in sentenza sta scritto che “il docente avrebbe partecipato, nel triennio 2008-2010, a solo il 53% dei consigli di facoltà a fronte dell’almeno 60% dichiarato e nel triennio 2010-2012 a solo il 57%. Le verifiche effettuate dalla Guardia di Finanza hanno, pertanto, dimostrato la non veridicità delle autocertificazioni presentate dai docenti sulle presenze”. Per questo, secondo il Tribunale amministrativo regionale, “il recupero dell’incentivo precedentemente erogato in suo favore si appalesa come atto non solo del tutto legittimo ma assolutamente doveroso, con conseguente applicabilità della legge 241 del 1990 per quanto attiene alle lamentate violazioni procedimentali”. E questo nonostante, come sottolineato dalla difesa dei due docenti, sia intervenuta “l’archiviazione dell’azione di responsabilità amministrativo-contabile da parte della Procura regionale della Corte dei Conti”.