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Umbria, in 96 mila con meno di mille euro al mese di pensione

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Sono oltre 96 mila gli umbri che percepiscono una pensione inferiore ai mille euro al mese. La stima su dati Istat è di Ires, l’Istituto di ricerche economiche e sociali di cui è presidente regionale Fabrizio Fratini. Le pensioni cui si fa riferimento sono quelle di vecchiaia e anzianità la cui media retributiva è tra le più basse (e tassate) d’Italia. “A incidere sull’importo è il fatto che nella nostra regione, più che altrove, si arriva alla pensione dopo un percorso lavorativo discontinuo, spesso misto e che in parte riguarda l’attività agricola - spiega Roberto Panico, coordinatore regionale Inca Cgil - Analizzando i numeri vediamo anche che le pensioni delle donne sono più basse rispetto a quelle degli uomini e che a Terni, dove le aziende grandi sono più numerose, gli importi sono maggiori rispetto a Perugia. Importi molto bassi vengono registrate anche per le pensioni di invalidità e questo crea un paradosso perché il soggetto riconosciuto invalido deve comunque lavorare se vuole tirare avanti rendendo a volte rischioso il suo operare e quello degli altri”.

 

 

 

Per il 2022 è previsto un aumento della pensione minima in base al reddito. Prevista anche una rivalutazione delle altre pensioni, a cominciare da quelle di vecchiaia, la cui entità è però ancora da definire. Anticipare la pensione ma ricalcolando l’assegno col contributivo sarebbe la forma di flessibilità a cui il governo guarda per aprire il tavolo con i sindacati nelle prossime settimane. “Stiamo mettendo a punto un calendario di incontri con i nostri iscritti per sostenere il confronto con il governo - dicono Fratini e Panico - la nostra proposta verte sull’uscita flessibile con un importo minimo garantito”. Una pensione di garanzia che valorizzi i periodi senza copertura contributiva, quelli di formazione e inoccupazione.