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Nodo di Perugia, il consulente del comitato ambientalista ha un lotto vicino al tracciato

Alessandro Antonini
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Si chiama Alessandro Severi ed è consulente tecnico del comitato Sciogliamo il Nodo, il gruppo ambientalista che contrasta il progetto viario tra Collestrada e Corciano. Lui abita a Sant’Egidio ma a Collestrada ha un lotto di terreno edificabile. Non lontano da dove dovrebbe sorgere la nuova strada. Sulla collina che gli ambientalisti vogliono tutelare. Il suo caso era emerso nell’istruttoria sul Nodo attuata dall’assessorato regionale ai trasporti. I radicali di Perugia ed esponenti dello stesso comitato hanno gridato al dossieraggio. Conflitto di interesse quello di Severi?

 

 

Lui nega. “E’ vero, ho un terreno edificabile a Collestrada - spiega l’ingegner Severi, 70 anni, ex dirigente della Regione, settore protezione civile - ma da tempi non sospetti, ossia dal 1990. E’ nella zona che guarda verso Assisi, fuori dall’area di conservazione. Questa cosa viene utilizzata strumentalmente contro di me e il comitato per evitare il confronto sui numeri. E per evitare di ammettere che il Nodo non risolverebbe i problemi di traffico a Ponte san Giovanni e sulle gallerie del raccordo”, afferma Severi. L’affondo dell’assessore ai trasporti Enrico Melasecche è diventato pubblico il 3 novembre. “Spunta - ha affermato su Fb - il comitato dei residenti e di coloro che vogliono costruire proprio addosso al borgo antico di Collestrada che a parole dicono di voler difendere quel luogo ma di fatto lo vanno a cementificare con una lottizzazione approvata non so quando dal Comune di Perugia. Verificare per credere”.

 

 

Rintuzzano i radicali di Perugia, Michele Guaitini e Andrea Maori. “A parte il fatto che sarebbe logico e naturale - scrivono - che chi si oppone alla realizzazione del Nodo abbia anche degli interessi personali nell’area, e quindi sfugge il senso di questa ‘scoperta’, quello che più colpisce è che gli uffici regionali pare stiano facendo un’attività di dossieraggio. A che titolo lo farebbero? Cosa dobbiamo aspettarci in futuro? Un ulteriore avvelenamento dei pozzi a suon di informazioni fatte filtrare per screditare i comitati che stanno cercando di difendere il territorio in cui vivono?”.