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Perugia, Fiera dei Morti: vendite flop, ma il cashmere di Cuciniello va alla grande

Sabrina Busiri Vici
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Gli affari sono andati male. E’ questo il comune denominatore degli ambulanti della Fiera dei morti a Pian di Massiano a Perugia, dopo l’anno di stop causato dalla pandemia. I motivi? Paura dei contagi, dei controlli, di spendere. E poi il tempo poco clemente: la pioggia e quelle giornate di forte vento. E c’è anche chi commenta: “Sette giorni sono troppi, rendono la manifestazione dispersiva”. Il grande mercato di novembre infatti è stato aperto il primo del mese e chiuderà questa sera dopo sette giorni di attività a tempo pieno. Il calo delle vendite riscontrato riguarda un po’ tutti i settori, addirittura anche il food quest’anno ne esce male. “Faccio mercati e vendo caldarroste da un vita e una piazza tanto moscia non mi era mai capitata: a parte il primo giorno, poi dal martedì al venerdì c’è stata calma piatta”, racconta Giuliano, romano, ambulante, venditore di caldarroste ora ben piazzato all’ingresso della corsia sette, proprio davanti all’entrata principale del mercato. Se non fa affari lui chi può farli? Eppure insiste: “Dai tradizionali mille-mille cinquecento clienti al dì, ora ne ho avuti un quarto, spero in un fine settimana di tempo buono”.

 

 

Meno della metà degli incassi anche per Mimmo e Cristina, di Foligno, marito e moglie, vendono piccola pelletteria. “Troppi controlli, troppa paura, troppa crisi, la gente non ha ancora superato - dice Mimmo -. E chi si avvicina al banco non ha voglia di spendere: una volta si cercava la qualità ora si guarda solo al prezzo. Comunque a fine giornate si arriva a fare pari e patta con le spese. Ed è già tanto. Mi creda”. Qualche fila più avanti. Stesso refrain. “Non sono riuscita a vendere più di dieci pezzi al giorno nonostante l’esperienza che metto in campo”, si lamenta Grazia, siciliana, originaria di Catania, con il microfono incorporato al viso e collegato all’amplificatore. “Ho portato un prodotto davvero innovativo: il  ferro che stira in verticale attraverso un procedimento di elettrolisi. Sarà il prezzo di 30 euro, sarà il periodo buio ma si vende poco e si fa una grande fatica. Di recente comunque ho partecipato a mercati in altre piazze d’Italia, come Crotone, e non è andata così male”. Dal 2006 non ha saltato un’edizione della Fiera dei morti di Perugia: è Maurizio arriva da Genova e impasta focacce appollaiato sulla cucina allestita nel suo maxi furgone. “Speriamo che vada meglio nel week end, finora abbiamo vista poca gente e qui siamo sei persone a lavorare”. Anche per Maurizio, insomma, è un’annataccia.

 

 

Lesya e Maurizio  sono due volontari dell’associazione nazionale Carabinieri, addetti ai controlli: “Siamo in servizio a tempo pieno nel fine settimana, sono potenziati i controlli. Ma a parte qualche alterco fra extra comunitari; molti refrattari alle mascherine e qualche abile borseggiatore in azione soprattutto il primo giorno, tutto trascorre tranquillo, la gente non è tanta. Certo bisognerà attendere l’ultimo giorno per fare il bilancio definitivo”. Il rendiconto drastico lo traccia senza mezzi termini Cesare, di Riccione, venditore di magliette parlanti, t-shirt dove si può stampare ciò che si vuole e in pochi minuti il prodotto è fatto e consegnato: “Meno 70% di vendite”, non ha dubbi. “Sono vent’anni che faccio fiere e ho una certa esperienza nel valutare la situazione: quest’anno è andata proprio male a Perugia”. E poi c’è lui il re: Enzo Cuciniello con i suoi maglioni 100% cashmere va in controtendenza rispetto all’annata difficile. “Ottime vendite, un’edizione da ricordare”, dice il venditore quarantacinquenne di Ercolano seduto dietro il bancone. “Rappresento la terza edizione di venditori ambulanti, la mia famiglia ha un nome affermato a Napoli, e anche a Porta Pesa, a Roma, mi conoscono tutti, il mio cashmere piace e i prezzi sbancano”. Lo confermano anche le numerose clienti che palpeggiano i maglioncini di tutti i colori ammucchiati sul banco. “Il nome qui fa tendenza. Lo so - prosegue - tant’è che ho avuto anche dei controlli da parte della polizia locale di verifica del mio marchio. Tutto regolare”. E Cuciniello sfodera la ragione sociale e addirittura la carta d’identità: “Cuciniello Enzo, nato a Cercola (Na) il 23 aprile del 1976, altezza 1,75”. E poi svela: “Sono entrato in contatto con un imprenditore umbro con il quale attiverà una collaborazione per la produzione di maglioni di cashmere a partire dalla prossima stagione. Insomma, i progetti non mancano”. 

 

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