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Violenze nei carceri di Terni e Orvieto, due detenuti aggrediscono tre agenti che restano feriti

Simona Maggi
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Due aggressioni agli agenti penitenziari dei carceri di Terni e Orvieto si sono registrate da parte di due detenuti in nemmeno 24 ore.

Nella casa circondariale di vocabolo Sabbione un detenuto di media sicurezza ha picchiato due agenti. I poliziotti intervenuti, nonostante le spintonate del detenuto che era fuori controllo, sono riusciti a condurlo in infermeria dove è stato visitato e fatto parlare con un educatore.

 

La situazione era sembrata  tornata alla normalità e il detenuto ha finto di essersi calmato, ma nel momento del trasferimento in isolamento ha iniziato a dare di nuovo in escandescenza, opponendo resistenza. Le intemperanze sono continuate anche durante il colloquio con i familiari. In questo caso l’agente addetto al controllo si è accorto che il detenuto stava piangendo ed è entrato per chiedere se fosse tutto a posto. Il recluso si è alzato come una furia rifilandogli un calcio.

A riferire i fatti accaduti è il Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe) ed in particolare Fabrizio Bonino, segretario nazionale per l’Umbria della sigla.

 

A distanza di poche ore, al carcere di Orvieto, un detenuto tunisino ha ferito al volto, con una lametta, un assistente capo di polizia penitenziaria, procurandogli un taglio sulla fronte ed un’ecchimosi allo zigomo, tanto da renderne necessario il trasporto al pronto soccorso.

Il detenuto, poche ore dopo aver aggredito l'agente, ha ingoiato batterie e lamette minacciando di tagliarsi la gola. Anche in questo caso il personale di polizia penitenziaria è riuscito a gestire il tutto.

“Ci si domanda come sia possibile che detenuti di tale pericolosità - sottolinea Bonino - con evidenti disturbi psichiatrici, vengano trasferiti alla casa di reclusione di Orvieto, invece di essere dislocati in apposite strutture penitenziarie”. Donato Capece, segretario generale del Sappe, esprime solidarietà e vicinanza: “Quello che è accaduto, ad Orvieto ed a Terni –dice - è di una violenza inaccettabile e ci ricorda quanto sia pericoloso lavorare in un penitenziario. Nessuno ha ancora dotato i reparti di polizia penitenziaria di strumenti utili a fronteggiare ed impedire aggressioni fisiche e selvagge”.