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Omicidio Meredith Kercher, cercasi verità: "Rudy Guede non ha detto tutto"

Meredith Kercher

Alessandro Antonini
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“Il processo per l’omicidio di Meredith Kercher è un caso esemplare di ingiustizia. Hanno pesato pressioni mediatiche e politiche internazionali”. Parole dell’avvocato della famiglia della studentessa inglese morta a Perugia nel 2007, Francesco Maresca, che ieri come ogni anno si è scambiato messaggi con i familiari di Mez residenti a Croydon, sobborgo a sud di Londra. Il 1 novembre di 14 anni fa nel casolare di via della Pergola, a Perugia, veniva trovato il cadavere di Meredith Kercher. La studentessa inglese era stata uccisa con un fendente alla gola. Quello destinato a diventare il caso di nera internazionale più dibattuto, è terminato dopo otto anni di processi e sentenze ribaltate: Raffaele Sollecito e Amanda Knox sono stati assolti senza rinvio nel 2019 dalla Corte di cassazione. La stessa sentenza colloca Amanda sulla scena del crimine. L’unico condannato in abbreviato, nel 2009, è Rudy Guede: ma i 16 anni di pena (nel 2020 è stato affidato ai servizi sociali) sono arrivati per omicidio “in concorso”, in cui peraltro non sarebbe lui l’autore materiale.

 

 

Rudy non ha detto tutto quello che sa”, continua Maresca, “la sua è una verità parziale e non ho mai capito perché non abbia detto tutto, a anche ora a distanza di tempo. Nella primissima sentenza di condanna di Raffaele e Amanda a mio parere si evincono le prove a carico dei due, prove di un processo indiziario, beninteso. Dagli alibi falliti ai telefoni spenti di notte, i comportamenti tenuti dai due: ci sono 600 pagine di motivazioni poi cancellate dall’attenzione mediatica spostata tutta sul gancetto del reggiseno della povera Mez. Una revisione del caso, che può scattare solo in caso di condanna, è oggi impossibile. Questo processo l’hanno fatto chiudere così. Come ho scritto nel libro ‘Meredith, giustizia perfetta?’ (edizioni Ets), hanno influito le pressioni mediatiche e politiche. Ricordo solo due fatti: un giudice di Washington scrisse al pm Mignini lamentando la custodia cautelare a suo dire ingiustificata di una cittadina americana. Da allora ci fu un crescendo di interventi di personaggi importanti, fino a Hillary Clinton, che era già in fase di ascesa per la presidenza Usa. Appoggiò la causa dell’avvocato Brennan. In caso di condanna della Knox, fosse stata eletta presidente, avrebbe dovuto gestire l’estradizione - scontata dal punto di vista procedurale - di Amanda in Italia. Hanno voluto chiuderlo così questo processo forse anche per questo. Ricordo anche che la stessa sezione della Cassazione di questo caso ha condannato Stasi per il delitto di Garlasco con elementi molto più lacunosi. Un testimone di “interferenze” è l’avvocato storico di Rudy, Valter Biscotti, che ieri sul caso ha fatto una diretta Fb.

 

 

“Quando c’è stato il ricorso in Cassazione per il riesame della custodia cautelare dei tre il giudice ci anticipò in camera di consiglio che avrebbe dovuto interrompere l’udienza per interloquire con due funzionari del governo Usa. Un brivido mi attraversò la schiena. La cosa poi avvenne. La cassazione comunque confermò la custodia, ma che vi furono pressioni esterne è indubbio. Anche per questo scegliemmo di separare l’iter processuale di Rudy dagli altri due. Sia perché c’erano prove che attestavano l’incontro con Mez quella sera nella stanza del delitto, sia perché dal punto di vista mediatico avrebbero scaricato tutta la responsabilità su Rudy, il cui racconto anche in base agli elementi raccolti risulta comunque credibile”, afferma Biscotti. Fa eco l’altro legale dell’ivoriano, Nicodemo Gentile: “Dopo 14 anni, possiamo dire ‘verità cercasi’. Ad un certo punto la giustizia ha dovuto stabilizzare l’iter giudiziario, ma la montagna ha partorito un topolino. Non so se Rudy abbia detto la verità: so soltanto che è stato condannato in concorso ma senza essere l’autore materiale del delitto. E che gli altri due sono stati assolti, sì, ma non sono stati risarciti e Amanda oltre ad essere stata condannata a tre anni per calunnia è collocata nella scena criminis dalla stessa sentenza definitiva di assoluzione. Cosa stava facendo?”.