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Umbria, cinghiali devastano la semina per il grano. Danni per migliaia di euro

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I cinghiali devastano la semina per il grano duro provocando migliaia di euro ai coltivatori. La Cia Umbria evidenzia che nel territorio regionale, tra un paio d’anni, non ci saranno più colture da granella. C’è chi è stato costretto ad abbandonare la produzione di mais, sorgo e girasole già da qualche anno, chi a sostenere le spese della recinzione elettrica per salvare il nocciolo e, infine, a vedere distrutto l’intero campo appena seminato a grano duro. Come nel caso di Stefano Belvisi di Tenute del Cerro, nell’area di Umbertide. “Purtroppo abbiamo perso tutta la semina di grano duro - racconta - Prima i cinghiali hanno devastato 3 ettari, poi sono tornati per completare il danno sui 9 ettari in totale. Mai come quest’anno ci troviamo a subire perdite così forti e ad affrontare spese così alte per poter continuare a fare il nostro mestiere”. 

 

 

 


“In un anno, nella mia zona – dichiara Mirco Pieravanti dell’omonima Azienda agricola situata al confine con la Toscana, a Panicarola, zona Lago Trasimeno – i cinghiali sono più che raddoppiati. Me ne accorgo dalle volte, troppe, in cui trovo i campi coltivati a granella devastati. In questo 2021 il danno da mancata produzione sarà di circa 10mila euro e i risarcimenti che arrivano attraverso le domande che presentiamo puntualmente alla Regione riescono a coprire, quando va bene, solo il 50% delle spese. E’ una perdita continua, anno dopo anno. E – conclude Pieravanti – per chi come me vive di agricoltura, perché è la prima professione e non solo un hobby o un secondo lavoro, la situazione è drammatica”. Critica risulta essere anche la situazione in zona lago: un produttore di Tuoro ha girato un video in cui si vedono chiaramente una quarantina di cinghiali che sfrecciano su un campo in pieno giorno. Cia Umbria ricorda la battaglia (vinta) per riaprire la caccia di selezione anche al cinghiale e non più solo per daini, caprioli e cervi. Questo tipo di caccia, infatti, può essere praticata anche sulle pianure, in base a un censimento che il cacciatore di selezione è obbligato a redigere rispetto a un determinato terreno. L’obiettivo è riuscire ad avere una mappatura abbastanza fedele del numero e della posizione dei cinghiali in Umbria, così da coordinare al meglio il contenimento.

 

 

 

“ Come Cia Umbria - sottolinea il presidente, Matteo Bartolini - volgiamo rivolgere adesso un appello agli agricoltori ad avvalersi delle trappole in comodato d’uso messe a disposizione dalla Regione, che possono essere posizionate anche nelle aree protette dove, per legge, non si possono autorizzare battute di caccia. Abbiamo infatti contributo alla realizzazione della normativa per il trappolamento all’interno dei fondi, con regole precise”. L’emergenza cinghiali è stata anche affrontata martedì in consiglio regionale: rispondendo a una interrogazione della consigliera Simona Meloni (Pd), l’assessore Enrico Melasecche ha ricordato come, nel 2016, vista la favorevole giurisprudenza, non si sia più provveduto al risarcimento dei danni in via amministrativa e per i risarcimenti debbano essere prodotte domande in sede giudiziale. “La giunta - evidenzia Melasecche - sta invece rafforzando le azioni per la riduzione degli ungulati e in particolare dei cinghiali. In tale senso, negli ultimi due anni sono state messe in campo azioni quali l’introduzione della caccia di selezione al cinghiale o la condivisione con la prefettura di un protocollo he definisce le procedure di contenimento della fauna selvatica all’interno degli spazi urbanizzati.