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Sport, Boxe Spoleto dopo due anni ancora senza una sede

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Presidente a livello nazionale ma senza palestra nella sua città. Un paradosso per Gianni Burli, maestro di pugilato della Boxe Spoleto, società nata nel 1946 grazie a suo padre Dante. Sì, perché a fare da contraltare al fatto che proprio nei giorni scorsi il maestro di pugilato made in Spoleto sia stato insignito del titolo di presidente onorario della Federazione italiana Scacchipugilato c’è il fatto che, ormai da due anni, nella sua città non ha più la possibilità di accogliere tutte quelle persone vogliono imparare i primi rudimenti della boxe, per un possibile risvolto agonistico ma anche semplicemente per fare attività fisica (circa la metà dei quali accolti anche in forma gratuita per gli altri la quota si aggira comunque tra i 20 e i 25 euro). Senza dimenticare tutte quelle persone affette da diabete e i bambini disabili che lì andavano a fare attività motoria senza tirar fuori un euro.

 

 

“Nonostante le numerose richieste di giovani e meno giovani vogliosi di apprendere i rudimenti della nobile arte del pugilato e di tanti genitori che mi chiamano per capire quando potranno vedere i loro figli di nuovo in palestra – dice Burli non senza un velo di amarezza nonostante il prestigioso riconoscimento ricevuto – siamo ancora oggi in mezzo a una strada. La Boxe Spoleto è una società più rivolta al sociale che al commerciale ma, stando a quanto è accaduto in questi ultimi due anni, ciò non ha fatto minimamente leva sulla precedente amministrazione. Ora aspettiamo che si insedi il nuovo assessore allo sport, speriamo in una maggiore sensibilità”.

 

 

Se è vero che in fatto di location è stato un vero e proprio tour itinerante quello che Burli e il suo staff hanno dovuto affrontare nel corso degli anni, lo è altrettanto il fatto che in molte circostanze, pur di dare continuità allattività pugilistica, ha pagato di tasca propria affitti più o meno onerosi. Fino a quando, due anni fa, non ce l’ha più fatta (visto che il proprietario dei locali della palestra di Madonna di Lugo dove è stato per 10 anni, ha ricevuto una offerta d’affitto più vantaggiosa) ed è stato costretto a lasciare. Rimettendo per strada tutti quei ragazzi e ragazze che hanno trovato in lui (soprattutto i genitori) un’ancora di salvezza e che oggi chiedono, in maniera sempre più insistente, quando potranno tornare a fare attività pugilistica o semplicemente fisica con lui.