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Agriflor, il Comune di Perugia blocca le lavorazioni per i cattivi odori. La ditta: "Adeguati alle prescrizioni"

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Alessandro Antonini
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Agriflor, il sindaco Andrea Romizi ha firmato lunedì l’ordinanza che stoppa le attività dell’azienda di Ponte Felcino fino al ripristino delle “corrette condizioni di produzione”. Il problema resta quello dei cattivi odori emessi a causa delle presunte “inosservanze” di alcune prescrizioni nel trattamento dei rifiuti (l’impianto produce compost): secondo la Usl 1, che ha chiesto l’emissione dell’atto, c’è un “vulnus alla garanzia di tutela della salute collettiva che richiede urgenti misure correttive e di prevenzione”.

Nello specifico Romizi ha stabilito che “entro e non oltre tre giorni dal ricevimento dell’ordinanza”, vanno “interrotte le lavorazioni aziendali, fatte salve quelle strettamente necessarie al ripristino delle corrette condizioni di produzione, indicate nei provvedimenti emessi dall’Arpa Umbria e dalla Regione Umbria ad evitare molestie olfattive per la popolazione”. E ancora: la ditta dovrà inviare a Usl e Agenzia di protezione ambientale “una relazione sulle misure e interventi messi in atto, tesi alla eliminazione-riduzione delle immissioni odorigene moleste, in osservanza ai provvedimenti di Arpa e Regione Umbria”. La ripresa delle lavorazioni è subordinata “alla verifica, con esito favorevole, dell’ottemperanza ai predetti provvedimenti”. Nell’istruttoria dell’ordinanza, che arriva a distanza di 14 giorni dalla richiesta dell’Usl, si dà atto che il 18 ottobre è pervenuta la nota Agriflor “con la quale la ditta ha comunicato di aver provveduto all’ottemperanza di alcune prescrizioni impartite con i citati provvedimenti di Regione e Arpa”. Il Comune aveva chiesto chiarimenti alla stessa Usl. Quest’ultima il 19 ottobre ha ribadito la necessità di un’ordinanza, dato che le rilevazioni di Arpa trasmesse il 28 settembre “hanno evidenziato una serie di inottemperanze riguardanti sia i processi di produzione e di emissione che le quantità e qualità dei prodotti in lavorazione in ingresso, aprendo la strada ad incontrollate alterazioni dei processi chimici e biologici in atto ed alla generazione di inquinanti aerei in grado non solo di contribuire alle molestie olfattive segnalate, ma anche di produrre un rischio di effetti avversi, immediati o a lungo termine, di natura più strettamente tossicologica, correlati alle anomalie chimiche rilevate e da approfondire tramite ulteriori accertamenti”.

Il 20 del mese la ditta ha prodotto altre precisazioni “relative all’ottemperanza alle prescrizioni”, ma “non sono pervenute comunicazioni da parte degli enti interessati”, pertanto, “fino a diverse decisioni degli stessi restano ferme le determinazioni emesse e le necessità già esplicitate”, scrive il Comune. Cioè: fermo della lavorazione fino alla dimostrazione  del ripristino della “corretta” attività produttiva. Intanto domani sera alle 21 presso l’auditorium San Cristoforo a Fossato di Vico, incontro tra amministrazione e cittadini sull’ipotesi della delocalizzazione di parte dell’attività perugina in quel comune.