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Olio: in Umbria quest'anno fino al -50% della produzione, ma di ottima qualità

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La produzione dell’olio in Umbria nel 2021 rischia un calo fino al 50% rispetto allo scorso anno, nonostante l’ottima qualità del prodotto. A lanciare l’allarme è la sezione regionale di Coldiretti. “La stagione è stata compromessa in parte dalla gelata di aprile - commenta Francesco Gradassi dell’azienda agraria Marfuga di Campello sul Clitunno - In parte ha influito la persistenza della siccità: in molte zone sono stimati cali di produzione al 50%. Quest’anno poi era anche un anno di scarico. Abbiamo però un ottimo prodotto qualitativamente parlando. L’estate è finita molto repentinamente, ottobre è stato un mese fresco e le piante hanno respirato, ma soprattutto sono stati eliminati i vari piccoli attacchi di mosca. Lo scorso anno c’è stata un’abbondanza di quantità ma rese molto basse: quest’anno invece sarà il contrario”. Tesi confermata da Giulio Scatolini, responsabile della guida degli oli del Gambero Rosso a livello nazionale. “Lo scorso anno è stato di carico e sono stati fatti 69.601 quintali di olio, ma la resa è stata molto bassa, 12,2 chili per quintale di olio. Nel 2019, un’annata di scarico, furono fatti 38.250 quintali di olio, con resa 14,4. Quest’anno probabilmente ci sarà una situazione simile al 2019. La pioggia dell’ultimo periodo ha rivitalizzato l’oliva, la mosca è stata fermata dal repentino abbassamento di temperature e la qualità è ottima”.

 


Il calo di produzione del 50% è stimato anche da Confagricoltura: “Ci sono state una serie di problematiche climatiche che, unite all’alternanza delle annate dal punto di vista produttivo - spiega Marco Viola, presidente della sezione olivicola di Confagricoltura Umbria - hanno creato questa situazione. La qualità, però, è eccellente. Le olive sono bellissime e stiamo facendo dei prodotti di altissimo livello”. Matteo Bartolini, presidente regionale di Cia, evidenzia anche il problema dell’aumento dei costi di produzione. “E’ tutto schizzato al massimo. Se in più ci mettiamo che il nostro olio fatica a trovare il giusto riconoscimento sul mercato, allora diventa difficile andare avanti. Con la riduzione della produzione, l’alta qualità e l’aumento dei prezzi diventa difficile mantenere la sostenibilità per le aziende. Se questa viene meno, il rischio è un ulteriore abbandono delle aree rurali e degli oliveti.

 

 

La soluzione potrebbe essere aggregarsi tra le aziende, fare un unico marchio distintivo del territorio e andare a cercare all’estero dei canali che possano sostenere questi costi di produzione”. “Non sono più rinviabili interventi strutturali di rinnovamento degli impianti e recupero degli uliveti abbandonati per consentire alla produzione di tornare sui livelli di eccellenza di dieci anni fa - conclude Albano Agabiti, presidente Coldiretti Umbria - Occorre supportare questo settore. In quest’ottica è importante il bando del Psr che punta allo sviluppo della filiera per incrementare la produzione di alta qualità, favorire l’innovazione e l’aggregazione delle imprese, aumentando la competitività”.