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Umbria, gli autotrasportatori protestano: "L'aumento dei carburanti ci costa per ogni camion fino a 2.500 euro al mese"

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“L’intero sistema della logistica è a rischio tra autisti che mancano, altri che non possono viaggiare per colpa del green pass e i rincari che stanno mettendo in ginocchio l’intera categoria”. A parlare è Vittore Fulvi, presidente della Fai Umbria, la sezione regionale della Federazione autotrasporti italiani che ha organizzato il flash mob di protesta di sabato mattina, presso il distributore IP lungo la E45, all’altezza di Lidarno. “Eravamo eroi - dice Fulvi - siamo diventati fantasmi. Ma se le istituzioni nazionali non interveranno subito, il rischio concreto è quello di fare la fine dell’Inghilterra con i trasporti nel caos più totale”. Mancano gli autisti, duecento più o meno, solo in Umbria, 17 mila a livello nazionale. Fonti Iru (International Road Unione, l’organizzazione mondiale del trasporto su strada) fotografano una realtà molto particolare: l’età media a livello globale degli autisti si avvicina ai 50 anni e sta aumentando ogni anno con sempre minor numero di giovani che, nonostante le alte percentuali di disoccupazione giovanile, si avvicinano a questo mestiere. A questa carenza di personale si aggiungono le difficoltà legate all’obbligo del green pass nei luoghi di lavoro. 

 

 


“La nostra protesta non è contro il vaccino o l’obbligatorietà del green pass - puntualizza Fulvi - ma è oggettivamente complicato, visti i nostri orari, sottoporsi a tampone per cui sarebbe indispensabile creare degli hot spot lungo le arterie a maggior transito in maniera tale da permettere agli autisti di recarsi al luogo di carico/scarico senza scendere dal mezzo”. Molti autotrasportatori stranieri che lavorano per le imprese italiane e si sono vaccinati a casa loro, infatti, si vedono costretti a dover effettuare il tampone perché il loro vaccino, in Italia, non viene riconosciuto. “Mentre viene permesso agli autisti stranieri senza green pass di operare tranquillamente anche in Italia”, evidenzia ancora Fulvi. A tutto ciò si aggiunge l’aumento incontrollato del prezzo dei carburanti che vanno a incidere anche per un 10-15% sui costi delle imprese. A fare due conti ci pensa Augusto Cucchiarini, titolare di un’azienda di autotrasporti a Città di Castello. “Un camion che percorre 10.000 chilometri al mese e consuma 4.000 litri di gasolio andrà a pagare tra i 1.000 e i 1.200 euro in più al mese di carburante rispetto all’anno scorso”, evidenzia. Per i mezzi a metano il peso dei rincari è ancora più evidente. “Per un mezzo che percorre di media 10.000 chilometri al mese e consuma 3.500 chili di metano si parla di una perdita molto più consistente, di circa 2.500 euro”.

 

 

 


Ai rincari del carburante vanno aggiunti quelli di pneumatici, assicurazioni, costi per la sicurezza, camion, pezzi di ricambio. “E vanno considerati i problemi che si stanno verificando per l’esaurimento delle scorte dell’AdBlue, l’additivo che taglia le emissioni di azoto dei motori diesel Euro6, obbligatorio nei mezzi di ultima generazione”, spiega Cucchiarini. Il costo di fabbricazione è diventato più alto del costo di vendita. E quando sui veicoli si svuota il piccolo serbatorio di additivo, il motore smette di funzionare. L’AdBlue sta diventando introvabile e il rischio è che si fermino i mezzi di nuova generazione e continuino a camminare i diesel più vecchi e fumosi. 
“Senza autisti e con i prezzi dei carburanti tradizionali e alternativi alle stelle molte aziende saranno costrette a fermare i propri mezzi nei piazzali anche per limitare le perdite - dice il presidente Fulvi - senza un intervento deciso del governo saremo sempre più impossibilitati a garantire servizi di trasporto. Meno servizi significa maggiori rincari sui pochi disponibili e alla fine a rimetterci sarà il cittadino”.