Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Umbria,  recuperati 22 milioni dalle revoche del reddito di cittadinanza

. Il direttore Vitale: “La somma poteva creare 8 mila posti di lavoro”

Sabrina Busiri Vici
  • a
  • a
  • a

In Umbria Inps ha recuperato 22 milioni dalle revoche del reddito di cittadinanza. Un budget che, secondo il direttore regionale Fabio Vitale, poteva fruttare 8 mila posti di lavoro. La necessità occupazionale è infatti la priorità che esce dal dossier di 150 pagine presentato dall’ente alla Cittadella di Assisi. Inps nel rendiconto annuale fa un quadro socio economico dell’Umbria critico ma con qualche segno di ripresa. A preoccupare di più sono gli indicatori demografici in costante decremento: dal 2019 al 2021 si sono perse 8.731 unità. Un calo creato sostanzialmente dal deficit fra morti e nascite. A questi si aggiunge l’incidenza della povertà relativa più che triplicata nell’ultimo decennio anche se la situazione è migliorata nel 2020 (-0,9). E la necessità di far funzionare meglio misure per contrastare la povertà quali il reddito di cittadinanza. Il tutto anche per non rischiare di far saltare il sistema previdenziale: gli assicurati sono passati dai 331.946 del 2019 ai 326.582 del 2020 (-1,6%). 

 


Così dopo un’apertura di giornata dedicata agli interventi istituzionali e alla lettera inviata dal ministro del lavoro Orlando, il direttore regionale Fabio Vitale ha parlato dell’importanza di creare posti di lavoro in una regione, l’Umbria, in cui il rapporto fra i 444 mila cittadini attivi e i 430 non attivi (bambini, giovani non occupati e pensionati), è ormai al limite del tasso 1 a 1. Ovvero quel tasso capace di garantire la tenuta del sistema. Allora che fare? “Creiamo posti di lavoro, cominciamo a convogliare gente che produce reddito, versiamo contributi e invertiamo così l’asticella”, sono le sue parole. Da qui la necessità di rivedere aspetti fondamentali del reddito di cittadinanza, soprattutto nella fase di controllo.

 

 

Le revoche dell’rdc fatte da Inps fra fine 2020 e fine agosto 2021 in Umbria riguardano 2.400 nuclei: “Si tratta di 22 milioni recuperati, ovvero non più erogati - specifica Vitale -. Un budget che messo a disposizione del mondo del lavoro potrebbe generare 8 mila posti traducendolo semplicemente in decontribuzione agli imprenditori che assumono”. Per il direttore il reddito di cittadinanza rappresenta una misura sacrosanta ma da applicare nel pieno rispetto della legalità e va diretta a chi ne ha veramente bisogno. “In Umbria sono oltre 60 mila i poveri che potrebbero usufruirne ma bisogna intercettarli”. E se passasse la riforma delle pensioni che porterebbe quota 100 a 102 nel 2022 e a 104 nel 2023? “Si abbasserebbe sensibilmente platea di riferimento e soprattutto si creerebbe disorientamento - prosegue Vitale -. La logica è una: la previdenza è un investimento che il lavoratore fa per il suo futuro quindi vuole garanzie, lo Stato deve creare le condizioni per mantenere intatte quelle aspettative”.