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Orvieto: ceramiche medievali scoperte nella zona del pozzo della Cava, nel centro della città

Davide Pompei
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Dai sotterranei del quartiere più antico di Orvieto, in provincia di Terni, arrivano nuove scoperte. Dopo quella della calce di periodo medievale, conservata ancora in ottimo stato da oltre 700 anni, ora tocca alle ceramiche della Cava svelare alcune sorprendenti novità provenienti dalle analisi dei laboratori Weber Saint-Gobain sui reperti del nuovo scavo. Sono stati scoperti, infatti, due ingredienti impensabili nel verde ramina e nella cristallina, oltre ad alcune informazioni sulla provenienza e la diffusione dell’argilla usata nel Medioevo e nel Rinascimento.

 

“La formula del verde tipico della ceramica orvietana – spiega Marco Sciarra, gestore del pozzo della Cava – sarà rivelata a breve, insieme a tutti i risultati dello studio, su una prestigiosa rivista scientifica. Naturalmente abbiamo già provato la ricetta nel nostro laboratorio di ceramica con risultati sorprendenti. Impossibile, invece, replicare il famoso colore ambrato della cristallina medievale, ottenuto, come appena scoperto, con l’aggiunta di antimonio all’ossido di piombo, in un mix così tossico da poter diventare addirittura letale”. In seguito agli scavi eseguiti dall’archeologo Francesco Pacelli, con il supporto tecnico del geometra Massimo Danti e della ditta Marchetti, è venuto alla luce un nuovo complesso archeologico sotterraneo antistante al pozzo.

Su richiesta della Soprintendenza, sono state commissionate analisi di caratterizzazione mineralogica su frammenti di ceramica medievale e rinascimentale, provenienti dal nuovo complesso. Le analisi sono state curate dal chimico Christian Lugari ottenendo straordinari risultati per la conoscenza dei processi tecnologici che tali ambienti hanno visto sorgere in tre secoli di perfezionamento nella dottrina ceramica.

 

 

L’obiettivo delle analisi è stato quello di riconoscere nei frammenti la caratterizzazione composizionale dello smalto, delle decorazioni e dell’interno dei campioni forniti e stimare la temperatura di cottura, la composizione dei pigmenti utilizzati, la composizione mineralogica dell’impasto ceramico e le materie prime impiegate nella loro foggiatura.

“Alcune delle novità rinvenute nei campioni del nuovo complesso archeologico – spiega l'archeologo Francesco Pacelli – riguardano i composti chimici utilizzati per ottenere le colorazioni degli smalti vetrina. Nell’ansa di un boccale è stata riscontrata la presenza di leucite, originatasi in ambiente tipicamente vulcanico, contenuta nel tipico basalto con cui gli Etruschi realizzavano i componenti delle macine, invenzione attribuita a Orvieto. Nelle argille dei laboratori di via della Cava è stato ritrovato un particolare ossido di stagno, la cassiterite. Un confronto tra i minerali stanniferi presenti nelle ceramiche etrusche e medievali potrebbe confermare l’origine comune da un cava toscana che risulterebbe avere una straordinaria durata secolare”.