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Spoleto, è Jacopo Martellini il principe della pinsa romana

Rosella Solfaroli
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Aveva solo 5 anni Jacopo Martellini quando ha iniziato a mettere le mani in pasta. Per aiutare tra i fornelli nonna Adriana e zia Uliana che gli hanno insegnati i primi rudimenti dell’arte culinaria. Insegnamenti, in qualche modo, profetici, perché oggi il ragazzo di Spoleto, a soli 22 anni, è diventato un imprenditore con tanto di attestato che certifica che è lui il “più giovane chef a livello nazionale”. La firma è dall’Accademia dell’originale pinsa romana certificata. Come se non bastasse lo è anche a livello mondiale. Un prodotto, la pinsa, appunto, che Jacopo Martellini prepara giornalmente nel suo ristorante-pinseria-gourmetteria che si chiama Silver Spuleti, aperto quando aveva solo 19 anni nel centro storico di Spoleto. Anche se l’amore per la pinsa romana è nato dopo un assaggio in un ristorante di Trastevere quando era ancora un bambino.

 

 

Ma la bruciante carriera imprenditoriale del principe della pinsa, “rischia” ora di fare un ulteriore importante passo in avanti. Notizia dell’ultima ora è che a novembre (il giorno non è stato ancora stabilito) parteciperà alla prima edizione del “Campionato Italiano dell’originale certificata pinsa romana” a Roma. Di sogni custoditi in un cassetto, però, Jacopo Martellini ne ha ancora tanti altri da realizzare. Uno su tutti “è quello di fare televisione – dice il giovane spoletino – ma anche affermarmi nel mondo della cucina e in particolare nella ricerca di nuovi ingredienti e prodotti e, non ultimo, riuscire ad aprire altri punti di ristorazione”. Un motivo di orgoglio per mamma Simona e papà Paolo, che lo stanno seguendo in questa esaltante avventura culinaria da sempre. “Da quando sono piccolo sogno di diventare chef, anzi cuoco – racconta Jacopo Martellini - preferisco usare questa parola, che ha più il sapore autentico del saper fare artigiano. Mi sento un cuoco che ha scelto di perfezionarsi a preparare la più buona pinsa romana che si possa immaginare, perché è grazie alla pinsa che ho deciso cosa volevo fare da grande - tiene a precisare - ho imparato a conoscerla a fondo e a valorizzarla nel mio percorso di studi all’istituto alberghiero De Carolis di Spoleto, dove mi sono diplomato a 18 anni e, in seguito, attraverso un’intensa gavetta in ristoranti umbri e non solo, che hanno ottenuto riconoscimenti da guide internazionali come la Guida Michelin e il Gambero Rosso".

 

 

 

E continua: "Quella per la pinsa romana, però, è una storia d’amore che nasce da quando ero bambino. La mia famiglia – spiega - ha un legame radicato con Roma, dove abbiamo parenti e dove mio padre Paolo ha lavorato per 20 anni. Ricordo che un giorno ho assaggiato la pinsa in un localino a Trastevere ed è amore a prima vista”.  Ma cos’è la pinsa? “Non una pizza, non una focaccia, ma un lievitato unico nel suo genere – conclude il giovane imprenditore spoletino – un mix di farine fatto di frumento, soia, riso e pasta madre essiccata, privo di grassi e zuccheri e dalla caratteristica forma ovale. La cosa bella è che, dopo aver mangiato una pinsa, a distanza di circa mezz’ora, viene voglia di mangiarne subito un’altra”. Insomma, una storia che merita di essere conosciuta, la conferma che si riesce a farsi spazio partendo anche dalla periferia. Quando c’è stoffa i risultati arrivano sempre.