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Umbria, aziende costrette a pagare tamponi per non rallentare

Sabrina Busiri Vici
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Come sta andando la spunta dei green pass nelle aziende dell’Umbria a pochi giorni dell’entrata in vigore del provvedimento? Se lo è chiesto Confimi Industria Umbria, l’associazione che raccoglie l’industria manifatturiere, e per avere risposte ha effettuato un sondaggio in un campione di 200 imprese con una media di 18 addetti. Aziende operanti nei settori della metalmeccanica, tessile, edilizia, sanità (produzione e commercializzazione), ceramica, chimico, alimentare.

 

 

Da qui è risultato che il 25% delle aziende ha difficoltà nella procedura di verifica della certificazione verde. “Difficoltà che nascono dai supporti tecnologici ma a volte semplicemente dalla non lettura del certificato cartaceo”, spiega il presidente di Confimi Industria Umbria, Nicola Angelini. Sempre dall’indagine emerge che oltre il 92% degli imprenditori non è disponibile a pagare i tamponi ai dipendenti no vax ma alcuni saranno comunque costretti a farlo per non rallentare la produzione in un momento tanto delicato di ripartenza dell’economia. Il 95% degli intervistati ritiene inoltre il green pass uno strumento indispensabile per non bloccare le produttività in questo periodo.

 

 

Confimi Industria - sottolinea Angelini - ha sempre appoggiato la certificazione verde in azienda, seppur con qualche riserva sull’operatività e qualche nodo è venuto al pettine anche nel sondaggio”. Angelini prosegue allineandosi con la proposta del presidente nazionale, Paolo Agnelli: “Sarebbe importante applicare il modello tedesco - specifica - con tamponi salivari in azienda realizzati da colleghi opportunamente formati a livello sanitario”. Il sistema è ancora in cerca di una razionalizzazione.