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Perugia, San Francesco al prato: l'auditorium è pronto per Green Table

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E’ una riqualificazione urbana d’importanza colossale”. Esordisce così Andrea Margaritelli, presidente della Fondazione Giordano, nella mattinata di apertura dell’auditorium di San Francesco al prato in preparativi per Green Table, il forum internazionale di design e architettura in corso a Perugia dal 20 al 23 ottobre, organizzato dalla Fondazione Giordano e Media eventi in partnership con l’Istituto nazionale di architettura e l’Associazione per il Disegno industriale. Ad ospitare un tale evento non poteva che essere l’auditorium aperto in via straordinaria. In proposito si ricorda che la struttura è chiusa dal 1998 per interventi di restauro (si sono succedute negli anni ben cinque fasi) e che avrà il ritorno definitivo alla fruizione nella primavera del 2022, dopo che il Comune avrà completato tutte le fasi di collaudo ed effettuato la gara di appalto per la gestione.

 

 

L’auditorium oggi si presenta ormai al completo con l’allestimento delle 514 poltroncine imbottite di colore grigio/tortora, 372 nella navata centrale e le altre suddivise nei due transetti a lato del palco. Il palco in cemento, l’impianto acustico, l’innervamento della struttura digitale, il completamento dei riscaldamenti, un’area esterna con una scala all’interno della torre che permette di accedere al traliccio sopra il palco per operare. Effettuato inoltre anche il recupero del sarcofago che contiene i resti di Bartolomeo da Sassoferrato. Un restauro compiuto attraverso la campagna Art bonus con il sostegno della Sterling spa. L’azienda di Corciano sostiene tra l’altro anche il restauro della cappella degli Oddi, all’interno di San Francesco al prato, che probabilmente sarà pronta a dicembre con l’allestimento dell’altare, dell’ossario e la proiezione della pala di Raffello.

 

 

A parlare di San Francesco al prato, oltre la narrazione storica di Franco Ivan Nucciarelli, è stata l’architetto Giovanna Signorini. Lo studio Signorini, infatti, realizzò il progetto dell’intera struttura dell’auditorium alla fine degli anni Novanta. “La prima fase del piano non prevedeva la chiusura dell’abside poi, invece, realizzata - racconta Signorini -. Così come non conteneva altre imposizioni inserite con il progetto esecutivo ad opera dell’ufficio tecnico del Comune che ha scelto soluzioni diverse dal piano originale rendendo la struttura un po’ troppo rigida”. Con la restituzione definitiva dello spazio alla città resterà però un ulteriore stralcio di lavori che riguarda il piano ipogeo in collegamento con l’Accademia e, infine, il giardino. Per questi si attendono fondi dal Pnrr.