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Umbria, ambulanze non sanificate: cooperativa sotto sequestro

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Francesca Marruco
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“Nei momenti di non operatività le ambulanze sono state lasciate in sede non idonea e posteggiate in pubblica via o presso la camera calda dell’ospedale di Città di Castello, circostanza che rendeva di fatto impossibile l’effettuazione delle procedure di sanificazione delle ambulanze stesse, come previsto dopo il trasporto di ogni paziente, normalmente dovute e assolutamente indispensabili nel periodo di emergenza pandemica”. E’ quanto scrive il gip di Pavia, Maria Cristina Lapi, nel decreto con cui ha disposto il sequestro della First Aid One Italia cooperativa Sociale che il 30 ottobre 2019 ha avuto l’affidamento in subentro dei trasporti sanitari in emergenza e ordinari “per l’area nord presso la Usl Umbria 1 di Perugia” del valore di 648 mila euro. L’inchiesta di Pavia ha dimostrato che in 35 giorni di servizio e a fronte di 293 pazienti trasportati, le sanificazioni effettuate sono state solo 4. Il riscontro dei militari della guardia di finanza è stato fatto nei mezzi in servizio nel pavese e sempre lì gli inquirenti hanno visto usare l’ambulanza pure per consumare un pasto o riposare o per trasportare la spesa.

 

Le immagini delle telecamere nascoste sono agli atti dell’indagine. In Umbria non sono stati effettuati riscontri di questo tipo, ma la Procura di Pavia, con l’accusa di frode in pubbliche forniture, contesta loro non solo la mancata sanificazione anche in Umbria - in quanto, tra l’altro “non hanno mai istituito la sede operativa idonea al ricovero coperto dei messi e alla loro sanificazione, prevista contrattualmente - ma anche l’aver impiegato “un numero di ambulanze inferiore rispetto a quanto contrattualmente previsto, utilizzando solo 12 mezzi anziché i 16 dichiarati in sede di bando di gara. La frode, per gli inquirenti, stava anche nello “sfruttamento” dei lavoratori, “costretti a prestare attività per quasi il doppio delle ore previste, senza pagamento di straordinari e con il pagamento di indennità di trasferta conseguendo in questo modo un risparmio competitivo sul costo del lavoro”.

Non solo frode nelle pubbliche forniture collegato all’appalto della Usl Umbria 1, in cui la First è subentrata alla One Emergenza Sociale, ma anche turbativa d’asta: questo perché non compariva il reale titolare, che aveva una condanna definitiva, e perché hanno dichiarato l’uso esclusivo di alcuni mezzi quando invece erano già in uso presso altre pubbliche amministrazioni. Ambulanze di cui veniva dichiarato l’uso esclusivo in una Usl e invece comparivano contemporaneamente anche in tre gare. In Umbria, secondo quanto riferito da alcuni dipendenti ascoltati dai militari della finanza, “la sanificazione avveniva nel piazzale dell’ospedale di Città di Castello e il comparto più in sofferenza è quello del trasporto ordinario perché non ha le dotazioni e i dispositivi di protezione necessari”. Alla First vengono contestate diverse gare a Perugia, Pescara, Catania e Pavia, tra le altre. Di qui il sequestro della società e la nomina di un commissario. La Usl Umbria 1 è indicata tra le parti offese.