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Perugia, medico e sportivi sotto processo per doping: commercio illegale e ricettazione di farmaci, tra cui Viagra e Cialis

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Ha illustrato quello che per l’accusa era un elaborato sistema illecito di distribuzione di farmaci dopanti e contro l’impotenza nella provincia di Perugia, il carabiniere nel Nas sentito mercoledì in tribunale. Il teste è uno degli accertatori nell’inchiesta - sfociata in processo - sul doping che coinvolge anche un centro sportivo della provincia. I fatti sono ricompresi tra il 2014 e il 2016. Cinque gli imputati, un medico, due body builder, uno sportivo e un “cultore” del fitness. Sono a processo a vario titolo per ricettazione (di farmaci) e il medico cessione di sostanze dopanti. I preparati passavano per una farmacia del capoluogo.

 

 

In particolare il medico 65enne, allora dipendente della Usl 1, stando alla ricostruzione degli inquirenti “in qualità di specialista di endocrinologia” è accusato di “aver ceduto verso corrispettivo ad una vasta rete di acquirenti (ne vengono elencati sei, accertati, con nome e cognome, ndr) farmaci e sostanze ad effetto dopante pericolose per la salute (Testovis, Andriol, Fuoxetina, Orchitium, Buprione, Buspirone, Viagra, Cialis, Sidenafil, Levitra), ordinando parte della preparazione galenica in una farmacia di Perugia”. In particolare i farmaci passavano per il laboratorio “tramite ordinativo di acquisto, in base ad apposite ricette mediche intestate a se stesso”. Il medico secondo gli accertamenti avrebbe provveduto “ad organizzare il ritiro nella farmacia, effettuato dal paziente tramite la presentazione di una busta chiusa contenente la somma da pagare per l’acquisto del farmaco, maggiorato dell’onorario per il medico e dallo stesso arbitrariamente stabilito, con indicazione di esami diagnostici fittizi, all’esterno delle buste, al fine di evitare i controlli”. Il medico stando all’indagine li ritirava direttamente e poi li spediva ai pazienti con il corriere o con i servizi postali”. Ebbene l’assunzione non era giustificata “da idonea condizione patologica e senza che il paziente avesse sottoscritto il consenso informato, quindi senza essere consapevole di assumere farmaci potenzialmente tossici e danno si per la salute pubblica”. Al medico viene contestato anche il peculato: a casa sua sono stati trovati farmaci dell’Usl 1 ad uso esclusivo ospedaliero.

 

 

La ricettazione viene contestata a due body builder di 44 e 53 anni che, con ricette ricevute dal medico di cui sopra e da un collega emiliano (imputato in un processo a parte) avrebbero “ricevuto farmaci dopanti (Stanozolo, Oxandrolone, Medrol, Aldactone), tutte di illecita provenienza, in quanto la loro ricezione non era giustificata da idonea condizione patologica, con il fine di implementare le proprie prestazioni sportive ed atletiche anche in relazione ad attività non agonistiche”. Stessa contestazione per un 46enne che puntava ad “acquisire miglioramenti metabolici e fisici” e per un 45enne “per implementare le proprie prestazioni sportive e atletiche anche in relazione ad attività non agonistiche”. I presunti reati sono avvenuti a Perugia, Bastia Umbra, Città di Castello e Gualdo Tadino. I cinque sono difesi da Michele Morena, Leonardo Martinelli, Roberto Bianchi, Antonio Araca e Mauro Bigi. Morena, legale di uno dei body builder, ha evidenziato che per contestare il commercio di sostanze dopanti serve il "dolo finalizzato ad alterare prestazioni agonistiche". E in questa inchiesta non ve ne è traccia. Peraltro, la configurabilità del reato per le attività non agonistiche è ancora sotto al vaglio della Corte costituzionale. Un responso negativo potrebbe fare decadere la punibilità. In attesa del pronunciamento, il processo va avanti.