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Truffa dei rifiuti, assegnati rimborsi da 566 mila euro a 24 Comuni umbri

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Truffa della raccolta differenziata: il tribunale di Perugia ha decretato oltre mezzo milione di risarcimento ai comuni truffati. Che sono i 24 dell’ex ambito numero 1. 
Si tratta dei 566.208,90 euro confiscati a Gesenu (366.208,90 euro) e Tsa (200.000) nell’ambito dell’inchiesta “spazzatura d’oro”, già approdata a processo. Ieri il giudice per l’esecuzione, Natalia Giubilei ha stabilito ieri che la confisca a favore dello Stato diventa restituzione agli enti danneggiati.


“Nel caso concreto - è scritto nel decreto - i soggetti danneggiati sono rappresentati dai Comuni serviti dalle società, che hanno corrisposto somme in più rispetto a quelle dovute su base contrattuale e che, quindi, hanno diritto alla loro restituzione”. 
Restituzione che - scrive Giubilei - non è incompatibile con l’istituto della confisca, dal momento che l’utilizzazione del patrimonio del reo per la soddisfazione delle pretese di coloro che sono stati danneggiati dal reato, costituisce un limite legittimo all’applicazione della misura in esame, realizzando così, del resto, ugualmente lo scopo ad essa sotteso, e cioè la sottrazione dei profitti del reato al colpevole”. Nelle more del procedimento il 13 luglio scorso è stata definita una prima verità giudiziaria per le società coinvolte - il processo è a carico dei precedenti amministratori - i citati Gesenu e Tsa, gestori del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti. C'è stato il patteggiamento. Da ieri le somme sequestrate possono già essere redistribuite ai municipi riconosciuti come parti offese nel procedimento. 
Il primo a muoversi è stato il Comune di Perugia, che ha affidato l’incarico di presentare istanza all’avvocato Luca Gentili. Del resto è quello a cui spetta la fetta più cospicua del rimborso: 288.695,43 euro. L’udienza c’è stata il 7 ottobre scorso. Cinque giorni dopo la decisione. 


Sulla differenziata del Perugino la Procura e il corpo forestale avevano scoperto un sistema illegale, secondo la ricostruzione dell’accusa: i costi della selezioni venivano addebitati ma in discarica i rifiuti venivano mescolati. 
A giudizio in 24 tra società e persone fisiche "per traffico di rifiuti, gestione illecita di rifiuti, inquinamento ambientale, falso in registri e in atto pubblico, frode in pubbliche forniture, truffa aggravata e comunque attività illecite necessarie a consentire il conseguimento di profitti ingiusti" da parte delle società di gestione, è scritto nel capo di imputazione.