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Umbria, aumentano gli infortuni sul lavoro: 5.681 nei primi otto mesi dell'anno, 17 i morti

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Cresce il numero degli infortuni sul lavoro in Umbria: 5.681 nei primi otto mesi dell’anno, il 16,7% in più rispetto allo stesso periodo del 2020. Aumentano anche i morti: 17 da gennaio ad agosto, erano stati otto l’anno precedente (+112,5%). In risalita anche le malattie professionali, 1.461 (+37,4%). E’ il quadro che emerge dai dati Inail nella cui lettura, tuttavia, bisogna tenere presente che c’è una tardività nella denuncia e che il dato definitivo va sempre considerato quello consolidato, che si può avere solo al termine della conclusione dell’iter amministrativo e sanitario relativo a ogni denuncia. “Il confronto tra il 2020 e il 2021 richiede cautela in quanto i dati sono fortemente influenzati dalla pandemia - spiega Alessandra Ligi, direttore Inail Umbria - Per un lungo periodo dello scorso anno molte attività sono rimaste chiuse nel periodo del lockdown e comunque tanti lavoratori sono stati per lungo tempo in smart working. Di certo, però, i dati del 2021 si stanno avvicinando molto a quelli del 2019”.

 

 

 

Nell’anno precedente la pandemia, infatti, le denunce relative a infortuni sul lavoro erano state, complessivamente, 10.616, 19 i casi mortali. A pesare sui numeri di quest’anno c’è l’incidente plurimo di Gubbio. Impossibile dimenticare l’esplosione in un’azienda di cannabis light in cui morirono un ragazzo di 19 anni e una donna di 52 e in cui rimasero feriti anche altri lavoratori di cui uno, minorenne, in maniera gravissima. Era il 7 maggio. “I numeri relativi agli infortuni sul lavoro ci impongono di mantenere molto alta l’attenzione - evidenzia la dottoressa Ligi - Come Inail abbiamo attivato importanti iniziative con la Regione, l’Università, gli enti bilaterali e le associazioni di categoria affinché venga potenziata la formazione e vengano individuati nuovi approcci per potenziare la sicurezza. Troviamo molta sensibilità anche da parte degli imprenditori e questo è molto importante”. Delle 5.681 denunce sul lavoro registrate, 4.683 riguardano l’industria e servizi, 470 l’agricoltura, 528 attività per conto dello Stato. La fascia di età più a rischio è quella tra i 50 e i 54 anni con 801 casi denunciati. “Edilizia e agricoltura restano i settori più critici e su questi stiamo cercando di agire con maggiore sollecitudine - spiega il direttore dell’Inail Umbria -. L’edilizia, in particolare, sta vivendo un momento di forte espansione per effetto dei vari bonus, del Pnrr e della ricostruzione per cui il comparto va, in questo momento più che mai, monitorata”. A livello nazionale emerge una diminuzione delle denunce soltanto nel Nord-Ovest. 

 

 

 

Per quanto riguarda le malattie professionali, invece, le denunce registrate nei primi otto mesi dell’anno sono state 1.461, quasi 400 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le patologie denunciate tornano ad aumentare dopo un 2020 fortemente condizionato dalla pandemia con denunce in costante decremento rispetto agli anni precedenti. Lo scorso anno, infatti, arresti e ripartenze delle attività produttive hanno ridotto l’esposizione al rischio di contrarre malattie professionali. Allo stesso tempo, lo stato di emergenza, le limitazioni alla circolazione stradale e gli accessi controllati a strutture sanitarie di vario genere hanno disincentivato e reso più difficoltoso al lavoratore la presentazione di eventuali denunce di malattia.