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Marcia della Pace, un fiume di gente in cammino per un mondo più giusto

Sabrina Busiri Vici
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Un fiume di gente e in alto le bandiere iridate e due parole chiave: I Care, prendersi cura. E’ questo il tema della sessantesima Marcia della pace. Diecimila gli iscritti ma ieri erano molti di più a percorrere insieme i 24 chilometri che uniscono Perugia ad Assisi, città simbolo della fratellanza. Nel fiume di gente, tanti i testimoni quali Mimmo Lucano, Cecilia Strada, il sindacalista ivoriano Aboubakar Soumahoro, Zakia Seddiki, moglie dell’ambasciatore Luca Attanasio, scomparso lo scorso febbraio in un agguato nella Repubblica Democratica del Congo .Partenza alle 9 da Perugia sulle note dell’inno scritto da Erica Boschiero E’ tempo. E prima di mettersi in cammino l’organizzatore Flavio Lotti ha letto il messaggio del presidente Sergio Mattarella: “La pace non soltanto è possibile, ma è un dovere per tutti. La si può costruire dal basso, nell’agire quotidiano, prendendosi cura di quanti si trovino in difficoltà”.

 


Sono seguite le parole degli amministratori locali, dal sindaco di Perugia Andrea Romizi alla governatrice dell’Umbria Donatella Tesei. E a chiudere il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, che ha parlato del “prendersi cura degli altri” come “l’opposto dell’indifferenza e della cultura dello scarto”. Ogni chilometro ieri è servito a riflettere insieme, a fare luce sulle zone d’ombra a dare voce a chi ora non ce l’ha, si sono alternati ospiti, bandiere, striscioni. La Marcia della pace è arrivata in un giorno particolare, all’indomani dei violenti fatti di Roma. Anche quello è stato un tema su cui riflettere. Insieme. Durante il percorso, i cieli di Perugia si sono colorati con gli aquiloni lanciati in aria nel segno della solidarietà per Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna che si trova in carcere in Egitto da febbraio 2020. Uno dei volti simbolo della lotta contro le ingiustizie.  Sei ore circa di cammino in tutto, durante il quale il serpente umano è via via cresciuto fino ad arrivare alla Rocca Maggiore di Assisi, dove si è tenuto l’evento conclusivo.

 

 

Nel piazzale della Basilica di San Francesco d’Assisi, luogo simbolo della cristianità, è stato letto il messaggio di Papa Francesco, un atto di accusa senza sconti contro i governi occidentali. “Purtroppo ancora oggi - queste la parole del Pontefice - dopo le due immani guerre mondiali e le tante guerre regionali che hanno distrutto popoli e Paesi, è scandaloso che gli Stati spendano enormi somme di denaro per gli armamenti, mentre nelle Conferenze internazionali si proclama la pace”.  Nel suo intervento alla Rocca Cecilia Strada ha ringraziato gli organizzatori per aver dedicato la manifestazione a suo padre Gino Strada, ha sottolineato come “salvare vite umane non possa mai essere un tema divisivo”. Un’intensa commozione ha accompagnato il messaggio di Zakia Seddiki: “Caro Luca, ti sento vicino anche se non posso più abbracciarti e non potevo tenerti la amano durante questa marcia, ma per me l’abbiamo fatta insieme”, sono state le sue parole. 

 

L’ultima parte dell’evento è stata affidata a Mimmo Lucano, l’ex sindaco di Riace. “Non mi scandalizza la pena - ha dichiarato Lucano - per un’ideale non esiste prezzo. Non posso permettere che tutto finisca e che si uccida anche la speranza. Sarò sempre presente in prima linea, a prescindere dal ruolo che avrò”. Un impegno preso con sé stesso, prima che con i presenti, mentre le note di Blowin’ in the wind di Bob Dylan, inno pacifista per eccellenza, si alzavano nel cielo di Assisi.