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La rimozione della fontana di Sant'Ercolano: una boutade d'autore

Giovanni Maria Gambini
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"Si avvisano i gentili cittadini che nel giorno sabato 9 ottobre la fontana di Nettuno, sita in Viale Indipendenza 10, sarà interessata da opere di cantiere per la rimozione dalla sua attuale posizione. La fontana è stata acquisita dalla fondazione Alberto Rismini e verrà pertanto ricollocata nel giardino della sua nuova sede ad Arezzo. Seguirà intervento di rinnovo per il rifacimento della pavimentazione e degli arredi urbani". Al loro risveglio, i residenti della zona di Sant'Ercolano hanno trovato affissa questa inquietante locandina lungo le mura del quartiere. La fontana dei giardini Moretti Caselli, adiacente alla chiesa del santo patrono di Perugia, sarebbe dunque stata comprata da un ricco e anziano mecenate. Per motivi d'amore: proprio lì, tanti anni prima, l'uomo avrebbe chiesto la mano all'amata moglie. Un ricordo così forte da spingere il fantomatico Alberto Rismini a ingaggiare una costosa trattativa per portarla nel giardino della neonata fondazione (con tanto di finto sito internet). Immediato il moto di indignazione della cittadinanza, nonostante la smentita ufficiale, che anzi ha ottenuto l'effetto opposto di soffiare sul fuoco dell'irritazione. Come se le autorità, quasi imbarazzate per la vendita simoniaca, volessero annunciarla solo a cose fatte. 

 


 

"Quanno se scherza, bisogna esse seri" intimava il Marchese del Grillo al fido servitore Ricciotto. Perché fra il serio e il faceto, ne succede di ogni. Ed è proprio questo il caso di dirlo. Non c'è mai stata nessuna rimozione della "fontana di Nettuno": si è trattato di una raffinata boutade, una "sparizione" situazionista alla Orson Welles, una vera e propria azione artistica, elaborata da Francesca Gotti (architetto) e Giovanni Galamello (fotografo), entrambi milanesi d'adozione, e orchestrata con lo zampino di Teatro Sant'Ercolano, il contenitore culturale di Edicola 518 che quanto a provocazioni non è secondo a nessuno in città. Lo scopo? Sondare il terreno. Chiedersi come avrebbero reagito i perugini alla perdita di un simbolo. Indifferenza? Rabbia? Alla fine è stata più la seconda che la prima. Anche perché lo scherzo è stato studiato bene. Non solo la finta locandina e il sito: a un certo punto sono comparsi i due autori, Francesca e Giovanni, nelle vesti di "nipoti" del Rismini, pronti a spiegare con una certa supponenza le loro buone ragioni. Mentre la povera fontana veniva anche "cantierizzata" e parzialmente ricoperta da un brutto telo arancione. Sembra che in Comune sia arrivata più di qualche chiamata. Intanto i ragazzi di Edicola 518 cavalcavano l'onda - sempre responsabilmente - con la creazione di un comitato promotore di un picchetto di protesta, che ha raccolto diverse decine di desioni. Durante la manifestazione è arrivata infine la smentita ufficiale, per il sollievo dei presenti. Alcuni li hanno mandati a quel paese, i più hanno capito lo spirito di questa azione artistica e sono tornati a casa con uno stimolo in più. Ci importa davvero di cosa occupa lo spazio delle nostre città o lo diamo per scontato? Siamo pronti a difenderlo se qualcuno lo minaccia?

 

 

Ma c'è un particolare che continua ad inquietare. "Se all'inizio ci ha creduto un buon 80% delle persone - racconta Alberto Brizioli, fra gli organizzatori - la notizia ha cominciato a circolare via social e a un certo punto le smentite non sono più state sufficienti. Questo ci fa molto riflettere su quanto siamo mediamente distratti quando utilizziamo pc e cellulare, e quanto sia facile rendere endemica una fake news". Nel corso del progetto è stato raccolto molto materiale, sia audiovisivo che cartaceo, e fra poco sarà pubblicato un opuscolo che riassume tutta la questione. "L'argomento che più ci stava a cuore è il dibattito sullo spazio pubblico-privato, e siamo contenti di aver trovato questa forma provocatoria per stimolare una riflessione". La reazione c'è stata eccome. E pensare che il timore iniziale era di fare un buco nell'acqua incontrando solo indifferenza: "Siamo molto soddisfatti perché lo spirito ironico ha creato una riflessione seria, con una solida base teorica. La cittadinanza ha reagito molto più veementemente di quanto ci aspettassimo". 
 

 

L'iniziativa è nata in seno alla "Call per artisti" promossa da Teatro sant'Ercolano: si basava sulla presentazione di un progetto collegato al luogo simbolo dell'attività culturale di Edicola 518, la fontana di Nettuno. In poco tempo sono arrivate più di cento proposte da parte di creativi di qualunque professionalità, ispirate a svariati tipi di arte e linguaggio. Ai vincitori sono andati 1000 euro e una settimana di residenza pagata a Perugia per realizzare il progetto.