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Perugia, picchia la ex e le sputa in faccia: condanna confermata in appello

Francesca Marruco
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Percosse, schiaffi, spintoni e minacce anche di morte nei suoi confronti” e poi, “offese”, “strattonamenti”, “prese per il collo”, “stretta al torace fino a toglierle il respiro”. Il tutto anche davanti ai figli minori”. Ha patito l’inferno per una decina di anni e poi, finalmente ha deciso di andarsene e mettersi in salvo. Adesso, a cinque anni di distanza da quel giorno in cui la donna se ne andò, è arrivata la conferma della sentenza di condanna in appello per quell’uomo che le ha reso la vita un inferno. Nei giorni scorsi infatti, in Corte d’Appello l’uomo è stato condannato a un anno e sei mesi. Una volta era andato a casa della ex “suonando al citofono e urlando offese nei suoi confronti, cercando di forzare le finestre di accesso all'abitazione, nonché colpendola in un paio di occasioni con uno schiaffo e spuntandole in faccia”.  

 


Nel corso del dibattimento di primo grado, la donna - assistita dall’avvocato, Paola Pasinato - era stata sentita in udienza e aveva raccontato delle tremende minacce che riceveva: “Io ti ammazzo, prima o poi io ti ammazzo anche se vado in carcere io ti ammazzo … questo me lo diceva sempre” , aveva riferito la donna. E ancora: “Una volta mi ha detto al telefono quando torni io ti prendo per la gola, una parola molto, ti affogo per la gola una cosa così ti ammazzo, perché lui era così insomma mi chiamava anche quando ero nel mio paese d’origine”.  La vittima aveva spiegato che il marito aveva iniziato a bere alcol e per questo motivo tutti i soldi che guadagnava non li usava per il fabbisogno della famiglia, ma li buttava tutti nell’alcol e quando lei cercava di farlo ragionare, lui reagiva male e perdeva il controllo.  

 


Durante la trascrizione delle deposizioni della donna, la vittima piangeva ininterrottamente. Ma le sue parole avevano contribuito a far decidere per la colpevolezza dell’uomo. Al giudice aveva detto “Si veniva sempre di notte lui, sempre, quasi anche tutte le sere, alzava le serrande della porta, dava i calci, i pugni, chiamavo subito i Carabinieri qualche volta cercavo a calmarlo, ricordo una sera che viene con la bottiglia, ricordo anche la birra che aveva in mano, una sera me l'ha rotto (il vetro della finestra), me l'hanno aggiustato i Carabinieri quella sera, era ubriaco”. Per tutti questi motivi, l’uomo, da cui nel frattempo la vittima si era definitivamente allontanata era stato condannato.