Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Bambino ucciso, la psicologa Maddalena Cialdella: “Il delitto non è stato un raptus. La madre aveva premeditato”

L'esperta di conflitti familiari: “Figlicidio per vendetta nei confronti del padre del piccolo”

Alessandro Antonini
  • a
  • a
  • a

Non credo molto all’ipotesi del raptus. Questa donna aveva già realizzato il suo disegno di portare via il bambino al padre, scappando in Italia. E questo è precedente all’omicidio. Si profila il figlicidio per vendetta nei confronti del coniuge ma anche questa è la punta dell’iceberg. Sotto ci sono sempre profili di rischio preesistenti che, scavando, si possono individuare. E conflitti irrisolti all’interno della coppia: uccidendo il figlio la donna potrebbe aver voluto anche tagliare ogni legame con il padre”. E’ quanto sostiene Maddalena Cialdella - psicologa, psicoterapeuta, Ctu dei Tribunali di Roma, specialista in psicologia forense, direttore dell’istituto Random e recentemente anche consulente per il corto La regina di cuori presentato di recente a Venezia - nel commentare le prime risultanze dell’indagine sulla morte di Alex Juhasz, il bambino di due anni ucciso venerdì scorso a Città della Pieve. Per l’omicidio è stato convalidato il fermo della madre, Katalin Erzsebet Bradacs.

 

 

“E’ ancora prevalente una cultura che idealizza il ruolo materno”, continua Cialdella, “per cui essere madre è sempre e solo una cosa meravigliosa e bellissima. Non è così. Spesso si tratta invece di eventi critici. In quest’ottica vanno letti fatti di cronaca del genere. Le famiglie, le coppie, hanno una transizione importante con l’arrivo di un figlio. Intanto va capito, ad esempio, se è stato voluto e progettato. Il figlicidio come vendetta nei confronti dell’ex esiste come motivazione. Sotto, tuttavia, può esserci molto altro. Probabilmente anche in questa fattispecie era preesistente un conflitto tra madre e padre. Per la donna uccidere il bambino ha significato, probabilmente, non solo vendicarsi ma anche rescindere in modo assoluto il legame con l’uomo con cui l’ha concepito”, ribadisce l’esperta. Parlare di raptus senza approfondire questi aspetti per la psicologa non è corretto e rappresenta piuttosto “una giustificazione che placa dal punto di vista sociale la reazione di tutti coloro che si trovano in situazioni simili e si dicono certi che a loro queste cose non accadranno mai perché sono sani”.

 

 

Non si può escludere evidentemente un grave disturbo psicopatologico a monte, come una psicosi o disturbi di personalità. Senonché è necessario “indagare sui fattori di criticità e di rischio che si stratificano nel tempo, nei primi anni dopo la nascita, quando si crea il rapporto tra madre e figlio. Rapporto che non è innato né immediato”. E qui arriva ancora un altro grado di lettura “Spesso le donne che compiono questi gesti non hanno avuto a loro volta un buon legame di attaccamento con le loro madri o hanno addirittura subito abusi: da lì nascono i fattori di rischio che stanno alla base di tragedie come questa e che andrebbero intercettati per evitare simili acting out”, conclude Cialdella.