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Umbria, fare il pieno di metano costa il doppio

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Il prezzo del metano è salito alle stelle. Fino a qualche giorno fa era stabile intorno a un euro al chilo ma dato che i contratti per il 2022 decorrono dal primo ottobre, i rivenditori si sono trovati all’improvviso con rincari mai visti applicati dai propri fornitori. E così anche in Umbria i distributori hanno dovuto aumentare il prezzo al pubblico, alcuni applicando subito tutto l’aumento e perciò superando anche i due euro al chilo, altri adeguandosi un po’ per volta. Ma se non cambierà qualcosa, tutti a breve si dovranno allineare agli oltre due euro. Nel concreto, nel 2020 il prezzo del metano era intorno a 15-20 euro megawattora, il primo ottobre 2021 ha raggiunto 90 euro megawattora. E così il pieno alla macchina che fino a pochi giorni fa costava 12-13 euro, ora può arrivare a costare 25. L’andamento rischia di mettere in crisi tutto il settore dei trasporti che usa questo carburante ecologico. Ma non solo. Gli effetti potrebbero essere dirompenti anche per i consumi domestici in vista dell’inverno. In questo periodo, infatti, normalmente le ditte immettevano metano per le scorte invernali dentro ai pozzi, quest’anno non lo sta facendo nessuno proprio a causa del prezzo troppo alto. Il pericolo è quello di rimanere senza gas.

 

 

 

 

“I motivi dei rincari sono diversi, a cominciare dagli aumenti notevoli delle materie prime - spiega Giulio Guglielmi, presidente di Figisc – Confcommercio Umbria - Ma a influire c’è anche altro: il prodotto, per esempio scarseggia e quindi il prezzo lievita”. A influire ci sono fattori strettamente legate alla situazione internazionale: la richiesta da parte di Cina e Giappone di grandi quantità di Gnl (metano liquido) pagate a prezzi molto superiori ai normali prezzi di mercato, le tensioni tra paesi quali Marocco e Algeria che fanno diminuire il flusso di gas che arriva in Europa ma soprattutto la mancata messa in funzione del nuovo metanodotto Nord Stream 2 che dalla Russia passa sotto il Mar Baltico e atterra in Germania, mentre il metanodotto transiberiano Yamal, che attraversa l’Ucraina, lavora a scartamento ridotto, in quanto Putin accusa l’Ucraina di sottrarre gas. Motivazioni che spesso non vengono comprese dagli utenti che si ritrovano a dover pagare a volte anche il doppio per un pieno, tanto che tra i titolari di distributori c’è anche chi ha pensato di affiggere volantini in cui si spiegano le ragioni degli aumenti. “Ho un’auto a metano dal 2011 - racconta Gabriele - e non mi era mai capitato di vivere una situazione del genere”. 

 

 

 

Un fulmine a ciel sereno per alcune famiglie. “Mentre prima tutti facevano il pieno - evidenzia il titolare di un distributore - adesso c’è chi comincia a chiedere di fermarsi a 5 o 10 euro di rifornimento”. Protestano anche le associazioni di categoria, Federmetano ha già annunciato che chiederà misure per calmierare i prezzi con azioni tampone. In forte difficoltà anche le ditte che hanno deciso di acquistare camion funzionanti a Gnl (metano liquido) per motivi ecologici e che ora si trovano a pagare il pieno più del gasolio. 
Tutto questo in un momento in cui il mercato green stava decollando: l’Ufficio studi Assogasmetano ha pubblicato un report riguardante il parco circolante a metano in Italia. L’Umbria è terza nella graduatoria delle regioni in cui la percentuale di veicoli a metano sul totale delle macchine in circolazione (5,7%) è più alta. Prima ci sono Marche (10,4%9 ed Emilia Romagna (5,8%).