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Bambino ucciso a Città della Pieve, la mamma in carcere per omicidio volontario: il movente dell'affidamento

La mamma del bambino ucciso a CIttà della Pieve Foto: Belfiore

Francesca Marruco
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E’ stata lei stessa, nelle tante dichiarazioni spontanee che ha reso ai carabinieri ad aver fatto cenno alla causa per l’affidamento del piccolo Alex che aveva con il padre del bimbo. Sempre lei ad aver spiegato che con quell’uomo non voleva più avere nulla a che fare. Un rancore difficile da nascondere e che per la Procura di Perugia, alla guida di Raffaele Cantone, configura un movente plausibile. Quello che al momento in cui sono gli accertamenti, è senz’altro ritenuto il più fondato. Erzsebet, la 43enne ungherese in stato di fermo per l’omicidio volontario aggravato del figlioletto di appena due anni, è stata trasferita nel carcere di Capanne nella notte tra venerdì e sabato.

 

 

 

Dopo il lunghissimo sopralluogo fatto nel supermercato Lidl di Po' Bandino dal pm titolare del caso, Manuela Comodi, insieme ai carabinieri, la donna è stata portata in caserma per essere interrogata come indagata. E lì, alla presenza dell’avvocato Enrico Renzoni, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Ha opposto un muro di silenzio alle domande del pm. Ma nel corso della giornata ha fornito diverse versioni, che verosimilmente finiranno in annotazioni di polizia giudiziaria. Erzsebet ha detto di essere venuta in Italia “in vacanza”. Negli ultimi due giorni era ospite del titolare di un noto night club di Chiusi dove avrebbe lavorato in passato. Ma prima di andare a Chiusi, secondo quanto emerge, la donna era stata un periodo in una struttura Caritas della capitale. Agli inquirenti ha spiegato poi che venerdì si è incamminata dalla casa in cui era ospite verso Po’ Bandino, con il figlio nel passeggino e di essersi addentrata in quel casolare abbandonato, una ex centrale Enel, perché Alex aveva sonno e voleva farlo dormire. La sua passeggiata è stata ripresa dalle telecamere della zona. Poi - sempre la sua versione - si sarebbe allontanata per andare a recuperare un giocattolo e al ritorno ha trovato il piccolo in un lago di sangue. Poi la corsa al supermercato - che non è neanche il più vicino - e il resto che è accaduto sotto gli occhi sgomenti di tanti presenti. Tra le versioni fornite c’è anche quella che lei e il bimbo siano stati oggetto di un’aggressione da parte di un non meglio specificato uomo.

 

 

Ma per la Procura la verità è un’altra: Erzsebet, verosimilmente per vendicarsi del padre del piccolo con cui non aveva più rapporti, ha ucciso Alex. Il corpo del bimbo è stato straziato da 8 coltellate profonde, una delle quali gli ha letteralmente spaccato il cuore. Secondo le risultanze investigative, è proprio nel casolare che sarebbe stato ucciso. Lì sono stati trovati dei vistosi schizzi di sangue su una parete di una stanza a pianterreno. Lì anche una coperta usata come fasciatoio, imbrattata di sangue. Sempre lì la maglietta squarciata dalle coltellate e sporca di sangue del piccolo che verosimilmente Alex indossava quando è stato ammazzato. Secondo gli inquirenti è accaduto mentre il bimbo dormiva. E poi dei giocattoli e una felpa della donna, entrata al Lidl con dei leggins, una t-shirt e dei sandali ai piedi. Poco lontano invece, nei pressi del parcheggio del supermercato sono stati trovati il passeggino con tracce ematiche, un peluche, un pannolino usato e tracce di cibo. Erzsebet è stata vista correre fuori verso il passeggino e tornare indietro. Forse per prendere i vestitini puliti del piccolo e togliergli quelli imbrattati di sangue. Che al supermercato non aveva addosso. Un altro elemento pesante per la Procura è l’invio di una “foto ritraente il bambino insanguinato” mandata al padre del bambino in Ungheria. Non è chiaro se direttamente dalla donna o per il tramite del suo primogenito. Erzsebet infatti aveva avuto un altro figlio circa 18 anni fa dal suo primo marito: un italiano residente a Rieti che è morto da qualche anno. Ad ogni modo, una volta arrivata al padre, l’uomo ha chiesto aiuto alle autorità ungheresi. Ed è scattato anche quell’allarme. Secondo l’avvocato Renzoni, “la donna ha parlato più volte di foto che avrebbe voluto mostrare agli inquirenti, ma non è stato possibile perché il cellulare era sotto sequestro”. E verrà sottoposto ad accertamenti, così come gli altri reperti, coltello compreso. Per domani intanto è stata fissata l’udienza di convalida del fermo alle 11 con il gip, Angela Avila. Alle 13 invece, conferimento per l’esame autoptico sul corpicino di Alex. I soccorritori hanno detto di non aver mai visto creatura più bella.