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Bambino ucciso, dopo le ferite la mamma gli ha cambiato la maglietta

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Emergono ulteriori sviluppi e dettagli sulla tragica vicenda del bimbo ucciso a Po' Bandino, a Città della Pieve. Il pm di turno, titolare delle indagini ha emesso un decreto di fermo con l’imputazione di omicidio volontario aggravato relativamente alla morte del piccolo di due anni avvenuta venerdì 1 ottobre. La misura si è resa necessaria visti i numerosi e significativi elementi emersi nelle immediate investigazioni avviate a seguito dei fatti. La mole degli indizi raccolti fa propendere gli investigatori per una presunta responsabilità della madre, una 44enne di nazionalità ungherese, Erzsebet il nome della donna, la quale sarebbe l’unica ad aver trascorso le ore antecedenti all’evento delittuoso con il piccolo. Il dato emerge sia dai filmati estrapolati dalle telecamere della zona, sia da altri elementi raccolti anche dalle testimonianze.

 

 

Fra l’altro, durante le ricerche, avviate in maniera certosina dai carabinieri coordinati dal Magistrato di turno, e nello specifico concentrate nell’area antistante il supermercato dove è stato portato il bambino, sono state rinvenuti numerosi oggetti appartenuti ad entrambi; in primo luogo, il passeggino, tra l’altro sporco di macchie al momento non meglio identificate che potrebbero essere di sangue, alcuni giocattoli, tra cui un peluche, un pannolino usato, e tracce di alimenti. Molto significativi sono pure altri oggetti rinvenuti nelle pertinenze di un casolare abbandonato nelle vicinanze; lì sono stati raccolti altri giocattoli, sempre di probabile appartenenza del piccolo, oltre ad una maglietta sporca di sangue con dei tagli sulla parte anteriore ed una felpa della madre.

 

 

Un ulteriore, importante elemento emerso è stato l’invio di una foto ritraente il bambino insanguinato trasmessa molto presumibilmente dalla donna al padre del piccolo in Ungheria, tramite una piattaforma social che, alla vista della tragica immagine ha allertato tutte le Autorità competenti. Tutti gli elementi indiziari sono stati contestati alla donna con un interrogatorio, in presenza del difensore, svoltosi presso il Comando compagnia carabinieri di Città della Pieve, il Pubblico Ministero, nel corso del quale l’indagata ha fornito versioni confuse e contraddittorie che hanno corroborato il quadro indiziario e hanno ulteriormente fatto propendere per l’emissione del decreto di fermo. Una vicenda da cui emergono purtroppo dettagli sempre più inquietanti.