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“Cartomante non equivale a ciarlatano”: Tar riapre call center chiuso da tre anni

Francesca Marruco
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“L’esercizio di attività di cartomante a mezzo di utenza telefonica non è sufficiente di per sé ad integrare la fattispecie di ciarlataneria prevista dalla normativa di pubblica sicurezza, in assenza di adeguata indagine sull’idoneità della stessa a produrre abuso della credulità popolare e dell’ignoranza”. E’ questo il motivo, di fondo, per cui, il Tar dell’Umbria, ha accolto il ricorso presentato dalla Salaria Srl, rappresentata dagli avvocati, Edoardo Maglio e Alessandro Bovari, contro la cessazione dell’attività imposta dal questore di Perugia nel luglio del 2017. 

 

 


In quell’occasione, gli agenti della polizia amministrativa avevano fatto accesso nei locali e nel verbale scrivevano che “venivano rilevate 6 postazioni fisse con telefono, 4 impegnate da operatori, e sul tavolino di ognuna di essi erano presenti mazzi di carte del tipo tarocchi e sibille. Si precisa che l’attività di cartomanzia è pubblicizzata sul sito web della società Solaria srl. Dalle dichiarazioni raccolte in sede di verifica è emerso che il servizio di cartomanzia viene svolto sia con utenze telefoniche 899”. Questo, secondo la questura, integrava la violazione di un articolo del Tulps, tanto che nell’atto si parlava di “l’attività non consentita di cartomanzia”. 

 


Il Tar dell’Umbria si era già espresso sull’argomento sostenendo che la norma “vieta unicamente quelle comunicazioni che, al pari dell’articolo 121 Tulps, siano tali da indurre in errore o sfruttare la credulità del consumatore. Anche il regolamento con la disciplina dei servizi a sovrapprezzo contempla i servizi di cartomanzia”. In conclusione, scrivono i giudici, “dalla lettura del provvedimento impugnato non emergono elementi atti a dimostrare l’esercizio dell’attività di cartomanzia con metodi truffaldini o con abuso dell’ignoranza, elementi indispensabili per giustificare un provvedimento interdittivo di un’attività economica lecita”. Di qui l’annullamento del procedimento e la condanna al pagamento delle spese legali da parte del Ministero dell’Interno.