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"Il mio mais distrutto dai cinghiali", l'agricoltore di Spoleto Enzo Marcelli: "Non conviene più coltivare" | Foto

Sabrina Busiri Vici
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“Il mio mais è stato distrutto dai cinghiali. In poche settimane hanno fatto danni valutabili fra gli otto e i dieci mila euro. Su diciotto ettari di terreno la metà è stata devastata. Neppure un pastore con quattrocento pecore poteva fare un disastro simile”.

 

 

A parlare è Enzo Marcelli, 60 anni, da una vita si dedica alla sua azienda agricola situata fra Spoleto ed Acquasparta, nelle vicinanze della diga di Fiorenzuola. Marcelli è disperato e deciso ad abbandonare colture soggette a quella che definisce una vera e propria calamità

 

 

“Appena il mais ha iniziato a maturare, verso metà agosto - Marcelli prosegue nel racconto - i cinghiali sono arrivati in branchi e hanno divorato tutto, in pochissimo tempo. Ho anche messo il filo elettrico ma lo hanno rotto e attraversato come se nulla fosse. Non si fermano davanti a niente. Mi sono rivolto anche agli Atc chiedendo una battuta di caccia ma so che ancora non c’è stato il sì. Bisogna aspettare”. Marcelli fa presente, inoltre, che il problema cinghiali c’è sempre stato ma in passato la situazione si poteva tenere sotto controllo, ora è diventata una vera emergenza per il territorio. “Quest’anno la quantità di animali selvatici che si sono avventati sui miei campi è stata impressionante, mai vista una cosa del genere”. E aggiunge: “So che addirittura a Roma attraversano le strade della città, arrivano dentro i supermercati”.

 

 

“Nelle condizioni di Enzo Marcelli si trovano molti agricoltori della nostra regione tanto da voler abbandonare determinate coltivazioni, appunto come il mais”, sottolinea Albano Agabiti, presidente di Coldiretti. L’associazione ha stimato in Umbria oltre 700 mila euro di danni provocati nell’ultimo anno dagli animali selvatici all’agricoltura . “Senza dimenticare il pericolo della diffusione di malattie evidenziato dallo stesso Piano di sorveglianza e prevenzione per il 2021 pubblicato dal ministero della Salute - ricordano da Coldiretti -. Il piano ribadisce come i cinghiali abbiano una responsabilità fondamentale per la diffusione della Peste Suina Africana (Psa) e dunque una delle misure necessarie in Italia è la gestione numerica della popolazione di questi animali”. Il problema segnalato da Marcelli è un problema di tutti.