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Deruta, coppia picchiata e rapinata in villa: svolta nell'inchiesta, indagata la figlia

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Alessandro Antonini
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Sono stati legati, picchiati a sangue e depredati di 68 mila euro in villa. Tre mesi dopo sono stati arrestati due dei tre autori del colpo. Ma ad aver “ideato, organizzato e promosso la rapina ai danni dei genitori” - scrive il gip - è stata la figlia adottiva della coppia. La donna, 33 anni, pochi giorni dopo se ne è andata in Brasile, suo paese di origine. E’ ancora lì. In base agli atti giudiziari firmati dal giudice Federica Fortunati risulta formalmente indagata per rapina e sequestro di persona insieme ad altri tre. Di cui due, organizzatore ed esecutore del colpo modello Arancia meccanica, sono finiti in manette. I fatti risalgono al 18 luglio del 2020. Siamo a Deruta, teatro della vicenda è la villa di un imprenditore di 70 anni e della moglie di 66. Antefatto: un 43enne di origine pugliese, allora fidanzato della figlia adottiva della coppia, mette in contatto proprio la 33enne con due soggetti, un albanese e un altro pugliese (di origine nordafricana) classe 1998. Ossia gli arrestati, con cui ha un debito da saldare di 2.000 euro. Sarebbe questo il primo movente della rapina. Ma tutto passa per la donna, stando all’inchiesta.

 

 

Uno dei due “si coordinava con la figlia della coppia per individuare l’orario nel quale fare accesso nell’appartamento”, è scritto nell’ordinanza di custodia cautelare dell’ottobre scorso. Qui viene ricostruita nel dettaglio la sera della rapina a mano armata. La 33enne va a cena dai genitori. Dopo il pasto in tre (uno degli arrestati e due soggetti ancora da identificare) si presentano col volto coperto dalle mascherine anticovid. Armati di pistola e coltello, si introducono nella villa dell’imprenditore. Dentro lui e la moglie vengono colpiti con pugni al volto e alla testa. I malviventi li legano mani e piedi. Non prima di farsi aprire la cassaforte e prelevare 68.450 euro fra orologi di pregio, gioielli d’oro e diamanti. Sempre sotto la costante minaccia di coltello e pistola. Le vittime riportano lesioni per 30 giorni di prognosi. Lesioni gravi. L’uomo ha il setto nasale spaccato in più punti e la donna una frattura all’orbita per cui deve anche subire un’operazione. La 33enne sentita a sommarie informazioni ha affermato di essere stata picchiata ma secondo i militari non ha riportato segni evidenti.

 

 

Prima cosa che non torna. A suffragare l’ipotesi che abbia organizzato tutto ci sono le intercettazioni telefoniche, le testimonianze di un’amica - che smentisce la sua versione - e dell’ ex fidanzato che conferma di essere stato informato da uno degli indagati che rapina era stata pianificata da loro. Anche il compagno e complice, interrogato, la incastra. Dice che la donna si è lamentata per non aver ricevuto la sua parte di bottino. L’avvocato che assiste la 33enne, Roberta Grasselli, non rilascia dichiarazioni. Nei giorni scorsi uno dei due arrestati, difeso da Luisa Manini, è stato scarcerato. E’ ai domiciliari con il braccialetto elettronico. Le intercettazioni, si diceva. E’ il 3 agosto quando la figlia della coppia parla della rapina con l’ex. Afferma che i carabinieri non hanno trovato niente, se non un guanto, ma gli esecutori materiali non hanno precedenti. Non sono nei data base. “E se io non dico niente, loro non sanno niente. Io vado in Brasile”. Il fascicolo è ancora aperto.