Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Gubbio, omicidio Bei: moglie condannata a sei anni e mezzo

Esplora:
La vicenda è finita in tribunale a Perugia

Francesca Marruco
  • a
  • a
  • a

Sei anni e sei mesi di reclusione. E’ questa la sentenza di condanna emessa nei confronti di Maria Grazia Fioriti, da tutti conosciuta come a Gubbio come la “Graziella delle Poste” perché per tantissimo tempo dipendente delle Poste. La 78enne è stata condannata per aver ammazzato nel sonno il marito, Enzo Angeloni Bei. Lo aveva colpito con un coltellaccio da cucina al collo, al torace, alle braccia. Lo aveva confessato lei stessa al sostituto procuratore, Manuela Comodi, che non chiese mai l’arresto per quest’anziana donna che per 50 anni aveva sopportato le angherie e le botte del marito. E aveva visto riservato lo stesso destino al figlio. Quel 7 marzo 2019 però lei aveva deciso che tutti quegli anni erano stati sufficienti. 
Prima di mettersi a dormire lui le disse: “Quando mi sveglio ti ripiglio per il collo”. E in quei pochi momenti Graziella delle poste decise che era ora di farla finita. Prese un coltello in cucina e infierì sul marito fino a vederlo morire dissanguato nel letto davanti ai suoi occhi. 

 


Fu lei stessa a chiamare i carabinieri della compagnia di Gubbio confessando il suo gesto: “Venite ho ucciso mio marito” disse loro dopo aver lavato il coltello ed essersi tolta di dosso il sangue del marito. Al sostituto procuratore, Manuela Comodi, a cui ha confessato il delitto, aveva spiegato che in quei decenni infiniti di botte e angherie, anche se aveva dovuto sopportare l’insopportabile e convivere con un uomo che non avrebbe più voluto nemmeno vedere non se l’era sentita di lasciarlo. “Per non sfasciare la famiglia” aveva ammesso al magistrato. E così, nessuna denuncia e nessun divorzio. Nonostante le botte anche durante la gravidanza di quell’unico figlio che appreso dell’omicidio del padre, accolse la mamma in casa con lui. 

 


In aula ieri, di fronte alla Corte d’Assise, il sostituto procuratore Manuela Comodi ha sostenuto la sussistenza dell’attenuante della provocazione e il vizio parziale di mente dell’imputata al momento della consumazione dell’omicidio. Quest’ultimo era emerso dalla perizia di parte fatta effettuare dai legali della donna, gli avvocati Luigi Santioni e Claudio Fiorucci, dalla quale era emerso un fortissimo stato di depressione in cui versava la donna, che per 50 anni aveva dovuto patire le vessazioni del marito.  Per la donna che ha confessato subito l’omicidio, il magistrato ieri aveva chiesto una condanna a 9 anni e 4 mesi di reclusione. I giudici della Corte d’Assise del tribunale penale di Perugia invece hanno ritenuto di dover concedere alla donna - una vita specchiata e senza la benché minima traccia di precedenti penali - anche le attenuanti generiche e alla fine, dopo la camera di consiglio, l’hanno condannata a sei anni e sei mesi.