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Regione Umbria, nuove regole per i profili social dei dipendenti: "Evitare di speculare sui rumors"

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Francesca Marruco e Alessandro Antonini
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Anche la Regione Umbria adotta una “social media policy”. La delibera numero 870 è stata approvata mercoledì 22 settembre e pubblicata ieri tra gli atti di giunta nel sito istituzionale. Con l’adozione del provvedimento vengono messe nero su bianco diverse novità con la definizione di “regole di comportamento da tenere da parte dell’utenza nei profili istituzionali creati (policy esterna) quanto le regole di comportamento dei dipendenti e dell’organizzazione rispetto agli strumenti e ai contesti disponibili (policy interna)”, nonché alla creazione di un Comitato di redazione con “funzioni di indirizzo monitoraggio e controllo delle attività condotte dalla Regione nell’ambito dei social media”. 


Il capitolo più discusso è quello relativo all’uso privato dei social media - materia disciplinata da tutte le amministrazioni pubbliche - da parte di “dipendenti, i collaboratori con ogni forma di contratto, i rappresentanti istituzionali, della Regione Umbria e tutti i collaboratori o consulenti, aventi qualsiasi tipologia di contratto, nonché le imprese fornitrici di opere o servizi”. La segretaria generale della Fp Cgil Umbria, Tatiana Cazzaniga, dice: “Noi non ne eravamo al corrente e in tutta franchezza ne ho viste di peggiori, ma devo dire che intravedo rischi sul non rispetto dei diritti costituzionali. Mi sembra che sia la scusa per entrare nel merito del diritto di opinione”. Nel paragrafo intitolato “essere attenti a come ci si presenta”, si legge: “I confini tra pubblico e privato, così come tra personale e professionale, sono molto sfumati nelle reti sociali online. Se ci si identifica come dipendenti della Regione Umbria o si è noti per essere tali, questo renderà facile il collegamento all’ente per cui si lavora, sia da parte dei collaboratori e dirigenti, sia da parte dagli utenti ed è, quindi, necessario assicurarsi che il contenuto associato al dipendente non sia lesivo dell’immagine aziendale. Per evitare questo problema è necessario mettere in chiaro che si sta scrivendo a titolo personale e per proprio conto e non per Regione Umbria”. Come minimo si consiglia vivamente di includere un disclaimer simile al seguente: “le opinioni su questo profilo sono mie e non rappresentano le opinioni o le posizioni della Regione Umbria”. Nello stesso capitolo c’è poi il paragrafo intitolato “salvaguardare l’immagine della Regione Umbria”. In questo caso le indicazioni sono: “Ogni dipendente deve evitare di diffondere informazioni, commenti o immagini, volutamente atti a ledere l’immagine o l’onorabilità di cittadini, di colleghi, superiori gerarchici o dell’amministrazione in generale”.

C’è poi un altro argomento chiamato: “Evitare di speculare su rumors”. E qui la disposizione è la seguente: “È opportuno evitare di speculare su qualsiasi evento o notizia che la Regione Umbria non abbia ufficialmente annunciato. Fughe d’informazioni potenzialmente in grado di ledere gli interessi dell’ente non saranno permesse. Ogni dipendente quando è stato assunto alla Regione Umbria, ha sottoscritto ed accettato il contratto di lavoro che recepisce il Dpr 16 Aprile 2013 numero 62”. 
Cazzaniga, Cgil, aggiunge: “Dove si infrange il mio diritto di opinione rispetto all’essere dipendente della Regione? Ad esempio, se si decide di costruire di un grande stadio e io sono per la difesa del suolo, non posso dirlo? Se io non sono sostenitore di questa maggioranza o di una qualunque altra, non ho più il diritto di esprimere il mio parere come cittadino? Ovviamente non offendendo nessuno, anche perché per quello c’è la legge. C’è il penale. Quanto ai rumors, prendiamo ad esempio il caso Melasecche, quindi se sono dipendente della Regione non ho diritto di scriverne? Invieremo tutto ai nostri legali e se ci sono profili di criticità agiremo di conseguenza”. Cazzaniga commenta anche la forma con cui è stata scritta la policy: “Innanzitutto si parla in diversi punti di azienda, ma è pubblica amministrazione, lo ha scritto un’agenzia esterna? E poi quando si parla di consigli ha un tono confidenziale non tipico della pa, senza contare che se ci fossero possibili profili legati a rilievi disciplinari non possono essere ‘consigli’”.