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Allarme cinghiali, Buconi avverte: "Sparare serve, ma è necessario anche un piano regionale"

Sabrina Busiri Vici
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Cinghiali al percorso verde di Perugia. Cinghiali tra i campi di tabacco dell’Alto Tevere. Cinghiali lungo le strade dell’Umbria. Il problema c’è. Ed è serio. In attesa, dunque, di avere il via libera da Ispra per procedere con le tre battute di contenimento al cinghiale in pre apertura della stagione venatoria (ieri la terza commissione dell’assemblea legislativa ha espresso all’unanimità parere favorevole ndr), il presidente nazionale di Federcaccia, l’umbro Massimo Buconi, torna sull’efficacia del provvedimento. “Le battute di caccia restano finora lo strumento più efficace per il contenimento della fauna selvatica, si può arrivare fino a un calo dell’85% con questa misura. Ma ovviamente non basta, occorre un piano a livello regionale per la gestione della specie. Confidiamo che la Regione vada avanti su questo fronte”.

 

 

Presidente Buconi, secondo lei quale sono le priorità di un piano regionale?
Chiudere il cerchio della filiera. In Umbria siamo all’anno zero nella creazione di centri per la raccolta carni. Non ne abbiamo. L’Emilia Romagna ne conta già 45.
Fondamentali, perché?
Lo smaltimento delle spoglie dell’animale, con tutto ciò che ne consegue, non può essere a carico di chi caccia, tantomeno del singolo agricoltori che cerca di tutelare le proprie colture. Bisogna facilitare tutta la procedura del dopo abbattimento. Soprattutto ora che è stata introdotta la caccia di selezionale a livello individuale.
Priorità, dunque, ai centri di smaltimento carni. E che altro serve per chiudere la filiera?
Una adeguata distribuzione verso il consumatore finale.

 

 

Non si trova carne di cinghiale in macelleria?
Assolutamente, si trova solo nei supermercati con un’etichetta che indica che le carni vengono da lontano, oltre confine. Noi in questa situazione, insomma, importiamo carne di cinghiale.
La necessità del contenimento riguarda tutta l’Umbria?
La situazione che si presenta è a macchia di leopardo: criticità maggiore le troviamo nella Media Valle del Tevere; meno al lago Trasimeno. La situazione è comunque seria anche perché il problema non riguarda solo gli agricoltori ma ormai anche i privati cittadini.
Una battuta a fini di contenimento quanti uomini coinvolge?
Una trentina per avere risultati significativi, ovvero arrivare ad abbattere una trentina di capi.