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Davide Pecorelli, dall'Albania riappare all'isola di Montecristo: cercava il tesoro

Alessandro Antonini
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In questi otto mesi sono stato vicino Medjugorje, ospite di una comunità di preti”. Ecco dove era sparito Davide Pecorelli, 45 anni, l’imprenditore di Selci Lama dato per morto a gennaio e ricomparso giovedì scorso naufrago, sopra un gommone in avaria, nei pressi dell’isola di Montecristo. E’ quanto ha riferito prima ai magistrati e poi ai giornalisti. Ieri è stato sentito per due ore e mezza in Procura, a Perugia, che indagava per omicidio. E’ persona informata sui fatti, non è indagato. Sparire non è reato. Certo per affittare il gommone e passare due notti in hotel all’isola del Giglio ha fornito documenti falsi: è stato denunciato dai carabinieri di Grosseto per sostituzione di persona.

 

 

Con cappello mimetico, occhiali fumè, capello lungo con riflessi rossi e maglietta con su scritto “fuck” sotto ad un teschio, si è presentato dai magistrati perugini che ipotizzavano la sua uccisione, dopo aver trovato l’auto presa in affitto bruciata, con dentro delle ossa. Uscito ha esordito così: “Giornalisti, siate professionali. Ho spiegato tutti i dettagli di questa storia che nella prima, ve lo assicuro, è tragica. Ho commesso reati in Albania, e ho detto tutto al dottor Petrazzini. Non ho sentito nessuno della mia famiglia in questo periodo in cui sono stato dato per morto e ho appreso le notizie sul mio caso quando sono tornato sull’isola di Montecristo. Voglio stare con i miei figli, per questo ho voluto chiarire la vicenda. Una cosa è certa: non farò più l’imprenditore in Italia”, ha detto Pecorelli uscito dalla Procura, prima di andarsene portato via dalla compagna in auto, con tanto di sgommata. Il racconto di Pecorelli al procuratore aggiunto Petrazzini parte da un fatto certo, uno dei pochi appurati: aveva accumulato debiti pesanti con le sue attività, tanto da riparare in Albania e arrivare simulare la propria morte, bruciando la Skoda affittata non prima di aver messo all’interno delle ossa.

 

 

Ma in quei giorni avrebbe tentato davvero di togliersi la vita. E’ stato un sacerdote a farlo desistere e ad ospitarlo nella sua comunità religiosa in Bosnia. Poi gli stessi preti lo avrebbero incaricato di tornare in Italia e di andare sull’isola di Montecristo. Così a bordo di un pullman è tornato nel Belpaese, sostando prima a Roma (dopo aver prelevato denaro) e poi arrivando all’isola del Giglio. Da lì a bordo di un gommone di 4,5 metri è approdato a Montecristo, con una piccozza e due sacchi di juta al seguito. Ai carabinieri forestali ha detto che era un appassionato di minerali. Ma l’ipotesi, suffragata dalla deposizione di ieri, è che stesse scavando per trovare un leggendario tesoro dell’isola. Tipo quello di San Mamiliano, di cui si ha notizia già nel 500. Un secolo dopo un gruppo di giovani corsi lo cercò, invano, nella chiesa omonima. Pecorelli, proprio come nel romanzo di Dumas, avrebbe avuto la dritta da un religioso (da lui conosciuto a Medjugorje), sorta di incarnazione letteraria dell’abate Faria. Questo però è un altro capitolo. Della stessa incredibile storia.