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Umbria, torna il contagio tra i sanitari: nell'ultimo mese 98 positivi tutti vaccinati

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Francesca Marruco
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Nell’ultimo mese 98 operatori sanitari della regione sono risultati positivi al Covid. Erano tutti vaccinati con doppia dose da diversi mesi, e comunque da più di 15 giorni rispetto alla seconda dose. I 98 positivi, che per la stragrande maggioranza non hanno avuto sintomi, se non lievi, e meno che mai situazioni gravi o ricoveri, fanno parte dei 210 operatori sanitari che dall’inizio dell’anno si sono positivizzati dopo il completamento del ciclo vaccinale. E quindi teoricamente con anticorpi. Ma proprio il dato dei 98 concentrati negli ultimi 30 giorni rispetto ai 112 distribuiti nei precedenti 8 mesi si presta ad essere interpretato in chiave di una diminuzione della copertura vaccinale dopo alcuni mesi dal richiamo. A Bologna nei giorni scorsi è morto un infermiere vaccinato nel vax-day del 27 dicembre 2020.

 

 

A livello nazionale, i casi di contagi tra i sanitari sono aumentati del 600 % tra giugno (212 casi) e agosto (1.951). Secondo lo studio del Centres for Disease Control and Prevention (CDC) americano, l’efficacia di Pfizer scende dopo 4 mesi dal richiamo per i ricoveri. Il professor Burioni ha detto che andrebbe anticipata la dose ai sanitari anche per evitare eventuali blocchi di attività sanitaria qualora il contagio riprendesse piede. Secondo Filippo Anelli, il presidente di Fnomceo, Filippo Anelli, i medici andrebbero rivaccinati in tempi più brevi. In Umbria, come detto sono stati 210 in tutto dopo la vaccinazione i sanitari che sono stati contagiati dal virus e 98 negli ultimi 30 giorni. Gli operatori sono in particolare 21 all’ospedale di Perugia, 8 a quello di Terni, 32 nella Usl Umbria 1 e 37 nella Usl 2.

 

 

La professoressa, Antonella Mencacci, direttrice dell’Istituto di Microbiologia dell’Università di Perugia e del laboratorio in cui vengono processati migliaia di tamponi, che tra le prime a gennaio intuì la presenza di varianti, adesso dice che comunque prima si deve pensare a fragili e anziani. “I fragili e gli anziani - spiega Mencacci - rischiano più di tutti perché la loro risposta immune è stata relativamente debole e quindi è più probabile che siano scoperti e sono potenzialmente più esposti ai giovani e adulti che si infettano a scuola o al lavoro e riportano il virus in famiglia. Quindi dobbiamo prima mettere in sicurezza loro e tutti gli altri, compresi noi sanitari ovviamente, stiamo responsabilmente attenti fino a ricevere la terza dose. Se con le vaccinazioni si riprendono i numeri che sono stati fatti nei mesi scorsi, l’attesa non sarà lunga”.