Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Davide Pecorelli ritrovato, in hotel con documenti falsi: denunciato. Era in Italia con un'altra identità

L'imprenditore che si pensava fosse morto era alloggiato al Giglio, poi soccorso alla deriva vicino all'isola di Montecristo

Francesca Marruco
  • a
  • a
  • a

Ricomparso e subito denunciato. L’imprenditore altotiberino, Davide Pecorelli, scomparso in Albania a gennaio, dato per morto bruciato in un’auto al confine col Kosovo da lui noleggiata all’aeroporto di Tirana poco prima del rogo, dopo essere stato ritrovato perché soccorso in mare nelle acque livornesi (come anticipato ieri da La Nazione), è stato segnalato all’autorità giudiziaria per sostituzione di persona dai carabinieri di Grosseto. Sì perché, secondo quanto appreso, il 45enne aveva fornito un documento di identità falso ai titolari dell’hotel Da Ruggero dell’isola del Giglio, dove ha alloggiato due notti prima di noleggiare un gommone. Quello a bordo del quale è stato soccorso dai Carabinieri forestali dell’ufficio territoriale per la biodiversità di Follonica perché il natante era rimasto senza carburante, per di più col mare mosso e ha avuto bisogno di aiuto (IL VIDEO DEL TG3 TOSCANA). 

 


Ad ogni modo la vera identità di Pecorelli non ha tardato ad emergere, tanto che nella serata di venerdì, al commissariato di Città di Castello è arrivata la segnalazione del ritrovamento di quell’imprenditore finito nella lista degli scomparsi. La cui presenza andava immediatamente segnalata alle autorità. Probabilmente per questo Pecorelli - che si sarebbe pure tinto i capelli scuri di biondo - si è presentato con un altro nome all’hotel del Giglio. Perché altrimenti la sua presenza sarebbe finita immediatamente all’attenzione di un funzionario della questura competente vista la comunicazione obbligatoria delle strutture ricettive riguardo alle presenze. Ma quali fossero i suoi piani e cosa stesse facendo nelle acque al largo dell’isola di Montecristo (andava in Corsica? ), così come del resto cosa gli sia accaduto negli ultimi 8 mesi lo chiarirà forse in Procura domani a Perugia. Dove si presenterà come persona informata sui fatti non essendo, almeno per il momento, iscritto nel registro degli indagati.

 

 


Che Pecorelli fosse vivo, in via Fiorenzo di Lorenzo si sapeva da un po’. Il Procuratore capo, Raffaele Cantone e l’Aggiunto, Giuseppe Petrazzini, avevano aperto un fascicolo per omicidio volontario in seguito alla denuncia di scomparsa presentata dalla ex moglie di Pecorelli al commissariato tifernate. La madre dei suoi primi tre figli che l’imprenditore ha chiamato venerdì sera per dire che era vivo. Erano stati gli agenti di polizia, in contatto con le autorità albanesi, ad indagare per capire se qualcuno poteva aver tolto di mezzo Pecorelli, magari per qualche magagna legata agli affari, o se - è stata anche questa una ipotesi per lo più in voga in Albania - poteva essersi trattato di un incendio accidentale. Ben presto le indagini però hanno permesso di appurare che con ogni probabilità, Pecorelli era vivo. Agli atti della Procura ci sono, tra gli altri elementi, intercettazioni di persone a lui molto vicine che ne parlavano come di una persona in vita. Fatto questo che ha portato a ritenerlo vivo. Senza contare che dalle ormai famose ossa rinvenute nella Skoda Fabia incendiata a Puke e inviate in Italia con tempi biblici dalle autorità albanesi, non era stato nemmeno possibile estrarre il Dna. Tra gli inquirenti c’è chi ha da subito dubitato persino che fossero umane. Di certo, dimostrano adesso i fatti, che senza ombra di dubbio non erano di Pecorelli. L’imprenditore ieri mattina è stato identificato alla stazione dei carabinieri di Piombino. E’ sceso dal traghetto con shorts gialli, felpa del cappello tirata sulla testa, mascherina, occhiali da sole e uno zaino in spalla. Alle telecamere della Rai che invano hanno cercato di farsi rispondere ha detto che chiarirà tutto domani in Procura. E di cose da spiegare ce ne sono parecchie. Pacifica l’ipotesi che il rogo in Albania possa essere stata una simulazione. Ma se anche così fosse l’eventuale reato si sarebbe consumato in Albania e sarebbero quindi le autorità locali quelle titolate a perseguirne il responsabile. Ma in quell’auto c’erano telefono e orologio di Pecorelli. Chi ce li ha messi? Fuggiva da qualcosa e doveva fingersi morto, oppure aveva altri piani? Nelle vie del paese dove vive l’anziano padre, sin dai primi giorni successivi alla sparizione si mormorava di ingenti debiti dell’imprenditore titolare di diversi negozi di parrucchiere che era andato in Albania a vendere costosi macchinari estetici in cerca di un nuovo business. In quelle stesse vie si bisbigliava pure dell’assicurazione sulla vita stipulata non troppo tempo prima del rogo in Albania la cui beneficiaria era la nuova compagna di origine albanese, da cui ha avuto un quarto figlio. Speculazioni. Del resto nessuna richiesta di incasso delle centinaia di migliaia di euro che sarebbero scaturite dalla sua morte è stata avanzata. E allora cosa? La spiegazione di quella che sembra la trama di un film forse la darà lui stesso.