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Gestione ed esportazione illecita di rifiuti dall'Umbria in Europa, Asia e Africa: chiesti 18 rinvii a giudizio

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Alessandro Antonini
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Una maxi gestione illecita di rifiuti elettrici e elettronici con epicentro in Umbria. Da qui venivano esportati illegalmente in Siria, in Asia e in alcuni paesi dell’Africa. Ma anche nelle fonderie europee di Olanda e Germania. Si tratta di rifiuti speciali pericolosi. Non solo pannelli fotovoltaici, ma anche alluminio e schede elettroniche: l’indagine Black sun arriva in tribunale con precise ipotesi di reato accertate dai carabinieri del Noe. E ulteriori dettagli investigativi rispetto all’inchiesta. Con decreto firmato il primo settembre scorso il gip Natalia Giubilei ha fissato l’udienza preliminare per il 4 novembre 2021 nell’aula affreschi di palazzo del Capitano del popolo, a Perugia, sede della corte d’appello.

Il 5 agosto il pm Massimo Casucci (subentrato alla collega Valentina Manuali, trasferita in corte di Cassazione) ha richiesto il rinvio a giudizio di 14 tra imprenditori e dipendenti di aziende specializzate e quattro società. I soggetti che dovevano trattare i rifiuti rendendoli non pericolosi, attraverso ditte autorizzate, per la Procura di Perugia hanno ottenuto “un ingiusto profitto sia dall’abbattimento dei costi di gestione qualora i trattamenti fossero stati correttamente effettuati”, sia dal guadagno della vendita di questi rifiuti nei “mercati paralleli”. Al centro c’è la Raeegest di Gualdo Tadino, il cui capannone è ancora sotto sequestro. Tra il 2012 e il 2016 ha ricevuto 4.535 tonnellate, conferendone a terzi 3.190. Il trucco stava nell’utilizzo di false attestazioni e falsi formulari di identificazione dei rifiuti. I rifiuti arrivavano da mezza Italia. Destinazione mezzo mondo. Una società, la Mialma di Arezzo, inviava a Raeegest ingenti quantitativi di alluminio e schede elettroniche per poi destinarle a fonderie estere tra cui la J.E. R., olandese, e la A.G.K, tedesca. In questo caso veniva tenuta “una duplice contabilità interna - scrive Casucci negli atti - tra le società per distinguere gli ingressi dei rifiuti, ricorrendo a realizzare fatturazioni per prestazioni di natura diversa a quelle occulte realmente espletati, ovvero a pagamenti in contanti”. E ancora: venivano falsificati i dati dei rifiuti provenienti anche dalla Asl Napoli 1 centro e da ditte di Nocera inferiore. Nelle varie dinamiche in cui gli imputati sono stati indagati per gestione illecita emerge che i raee “per lo più” arrivavano dai consorzi del riciclo. Poi però facevano un’altra fine.

“Pannelli fotovoltaici, tagliaerba e vetrine della coca cola”, attraverso documentazione falsa “per ostacolare l’identificazione della provenienza illecita” venivano commercializzati ed esportati come apparecchi usati nei paesi africani. I pannelli fotovoltaici esausti finivano anche “in Siria e in alcuni paesi asiatici”. Non manca una presunta gestione illecita di batteria di auto al piombo tra Gualdo e lo Spoletino.