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Terni: vendita Ast ad Arvedi, i sindacati in stato di agitazione: "Vogliamo conoscere il piano industriale"

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Le rsu di Acciai Speciali Terni e le segreterie territoriali dei metalmeccanici hanno indetto ieri “lo stato di agitazione in tutto il sito produttivo e un percorso di condivisione attraverso le assemblee con i lavoratori, al fine di vigilare costantemente sui tempi e sui modi di gestione di questo particolare momento”.

Questo quanto annunciato nel pomeriggio di venerdì 17 settembre 2021, all’indomani dell’annuncio di ThyssenKrupp dell’accordo per la cessione dell’Ast al Gruppo Arvedi, con closing che andrà perfezionandosi nei primi mesi del 2022.

 

“Senza dubbio – scrivono i sindacati – un primo elemento positivo è rappresentato dal fatto che l’offerta prevede l’acquisizione del sito nel suo complesso, ampliando anche con i centri di servizio esteri e la rete commerciale italiana e tedesca. Questo però non deve suscitare facili trionfalismi e soprattutto annunci da campagna elettorale in modo particolare delle istituzioni locali e nazionali. È bene ricordare che in tutto il periodo della vendita il silenzio delle forze politiche è stato assordante, sopito solo negli ultimi giorni, cosa quest’ultima, che invece non è successa per le istituzioni che hanno continuato ad ignorare le reiterate richieste di riavviare il tavolo presso il Ministero dello sviluppo economico, mai riunito dall’insediamento del governo Draghi. I toni utilizzi a poche ore dall’annuncio della ThyssenKrupp sono stati inopportuni e poco riconducibili alle prerogative istituzionali”.

E ancora: “Ora è centrale che si presenti il più rapidamente possibile il piano industriale dell’acquirente – proseguono rsu e segreterie territoriali dei metalmeccanici – e che questo risponda realmente alle aspettative dei lavoratori, che come è noto oltre a prevedere la vendita del sito nel suo ciclo integrato, presume la salvaguardia degli assetti impiantistici, dei livelli occupazionali e salariali dei lavoratori diretti e dell’indotto. Oltre al completamento degli investimenti, in modo particolare quelli relativi all’ambiente, salute e sicurezza. Ovviamente la transazione dovrà essere approvata dalla Commissione Europea Antitrust, le parti e il governo italiano si devono adoperare per snellire la procedura e consentire, quindi, l’avvio della discussione con la nuova proprietà”.

 

“Crediamo necessario che l’azienda convochi rsu e segreterie territoriali per un confronto che vada oltre la mera comunicazione dell’avvenuta vendita e che discuta di come gestire la presunta lunga fase di transizione".

"Le attività produttive continuano quasi a pieno regime e il mercato sembra particolarmente favorevole in questa fase. Bisogna rivedere il processo di stabilizzazione dei lavoratori somministrati che ormai rientrano a pieno titolo nell’organico tecnologico, oltre a confermare i contratti in scadenza a copertura dell’intera platea interinale. Preoccupazioni si concentrano sul Tubificio dove scelte discutibili sulla produzione e commercializzazione hanno indebolito l’intera divisione”.

“Sul piano più generale serve, ovviamente, la ripresa del confronto anche con il Mise che dovrebbe essere il garante dell’intero processo di vendita, invece si è limitato a pochi e non utili annunci. Serve una verifica ed una estensione temporale dell’accordo ponte in scadenza il 30 settembre 2021, con un serrato confronto tra Governo, Ast e organizzazioni sindacali a tutti i livelli”, conclude la nota dei sindacati.