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Perugia, maxi truffa all'Inps: associazione per delinquere dietro 192 domande di Rdc

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Dietro le domande di reddito di cittadinanza irregolari di 192 stranieri, per lo più romeni, c’era una vera e propria associazione per delinquere. Il cui snodo principale è un Caf di Ponte San Giovanni. La cui responsabile - di origine ucraina - è indagata per associazione a delinquere insieme ad altre 8 persone. Quelle che, secondo quanto riscontrato dai finanzieri del Gico del Nucleo di polizia-economico finanziaria di Perugia, hanno richiesto all’Agenzia delle Entrate l’emissione del codice fiscale di almeno un centinaio di cittadini romeni tra il 2019 e il 2020. Elemento questo, dei codici fiscali avuto in epoca praticamente sovrapponibile alla richiesta di reddito di cittadinanza ha fatto sospettare sin da subito i finanzieri che ci fosse qualcosa di poco chiaro. Per avere il reddito infatti si deve essere residenti in Italia da almeno 10 anni. Invece i militari del comandante provinciale, colonnello Antonella Casazza - coordinati nell’inchiesta dal Procuratore capo, Raffaele Cantone e dal sostituto, Paolo Abbritti - hanno scoperto che la maggioranza di questi cittadini non aveva mai realmente vissuto in Umbria o comunque non da 10 anni come vuole la legge. 

 


I militari sono andati a controllare uno a uno gli indirizzi dei percettori di reddito finiti nel mirino dell’inchiesta, li hanno fotografati e messi agli atti e hanno trovato immobili disabitati, o addirittura stesse indicazioni ricorrenti. Le strade più gettonate in cui far risiedere i finti cittadini italiani erano quelle attorno alla stazione di Perugia: via Campo di Marte, via Mario Angeloni, via del Macello, via Cortonese. Pure i cognomi sei richiedenti sono molto spesso gli stessi. E come se tutto questo non fosse stato sufficiente, tutte queste domande sono passate appunto per un patronato di Ponte San Giovanni diretto dalla donna ucraina adesso indagata per associazione a delinquere e truffa insieme ad altre 8 persone, in alcuni casi già sottoposte a misure di sicurezza, o condannate per reati contro il patrimonio o con precedenti di polizia per reati contro la fede pubblica. 

 


Nell’inchiesta denominata Cittadinanza Fantasma, gli indagati per truffa ai danni dell’Inps sono in totale 192. Tutti quelli hanno fatto richiesta e incassato il reddito di cittadinanza. In tutto, secondo la ricostruzione effettuata dai militari del tenente colonnello, Michelangelo Tolino, l’organizzazione criminale ha guadagnato 406 mila euro. In alcuni casi i finanzieri hanno seguito il flusso del denaro grazie alle carte su cui il reddito viene accreditato verificando che molto spesso le card venivano usate per comprare elettrodomestici nei vari Mediaworld, Euronics sia in Umbria che in Toscana e Lombardia. Ma ci sono anche spese fatte lo stesso giorno dell’accredito al Calvin Klein Store di Foiano della Chiana senza disegnare una puntatina da Guess e Baldinini. Nel corso dell’indagine non ancora chiusa, i militari della guardia di finanza hanno effettuato delle perquisizioni al patronato e hanno ascoltato alcuni dipendenti, tra cui l’ex responsabile, rimasto al timone dell’ufficio per 40 anni. Nell’ambito delle perquisizioni con i relativi avvisi di garanzia, sono state sequestrate sette carte di reddito di cittadinanza. Gli accertamenti non sono quindi terminati ed è possibile che, come accaduto dai primi sospetti, quando le posizioni finite sotto la lente erano 97, la maxi truffa possa allargarsi ancora.